Riciclare o non riciclare, questo è il problema

TESI
Riciclare è bello, riduci la produzione di CO2 per lo smaltimento o il riciclo industriale e dai nuova vita agli oggetti e ai materiali di recupero, apri le porte alla tua creatività e alla fantasia, risparmi sui regali creandoli tu, usi in modo costruttivo il tuo tempo.

ANTITESI
Ma se i materiali di recupero possono essere completamente o in parte riciclabili tramite le industrie, tu fai più o meno danno se dai loro una nuova vita assemblandoli magari con colori sintetici e colle? Non stai soltanto creando qualcosa di ancor meno smaltibile, posticipandone la via per l’inceneritore a qualche anno più avanti?

SINTESI
Il riciclo di rifiuti e materiali per creare nuovi oggetti ha senso solo se:
– il materiale non è riciclabile già in principio
– e non si può riparare
– l’impiego di vernici e colle e altri materiali non costa (all’ambiente e al portafoglio) notevolmente più dello smaltimento da parte delle aziende che gestiscono i rifiuti (vetro, carta, tetrapak, alcuni tipi di plastica, alluminio ecc.)
– rappresenta un grande risparmio rispetto all’acquisto di un oggetto nuovo o usato
– ha scopi artistici (o estremamente utilistici): l’arte si presta all’uso di qualsiasi materiale perché punta a conservarsi immutata nel tempo.

Come la pensate?

4 risposte a “Riciclare o non riciclare, questo è il problema”

  1. Bel dilemma. Differenziare pero’ non e’ solo riciclare. A Tokyo, ad esempio, usano la monnezza selezionata per fare delle isole artificiali. L’ultima in completamento e’ quella che ospitera’ il villaggio olimpico nel 2020.

  2. Per conoscere procedure di smaltimento nei dettagli e fare dei distinguo sui materiali, sui costi e sulla natura di quello che si auspica reperibile ci vorrebbe trasparenza da parte di chi si occupa di ogni passaggio, dal trasporto dei materiali, all’impatto energetico per lo smaltimento di un lotto e delle consuetudini adottate. A chi ci si rivolge per sbandolare una matassa così magagnosa? Il tempo e i mezzi impegnati in una simile ricerca risultano abbastanza lunghi per uno soltanto, forse stilare solamente un conto approssimativo di tutte le pecche diviene straziante, se non deprimente. Per nutrire questa energia positiva che ci dona motivazione e non ci fa abbattere, ci vuole una comunità che metta insieme i pezzi del puzzle. A mio giudizio contare le sbarre, i mattoni e la quantità di cemento di ogni singola cella ci proietta nella misera condizione di fare i conti col tempo a disposizione per dedicarci alle cose belle. Io sono per l’abbandono della struttura più che per la riconversione delle carceri, per quanto la cosa alletti la creatività e sia indiscutibilmente colma di fascino, necessita un periodo di degrado delle strutture e dei mezzi su cui si basa lo status quo dell’inquinamento globale. Non vorrei sembrare eccessivamente idealista, ma mi appare necessario materialmente che le risorse che rendono possibile le odierne politiche di consumo si trovino minate alla base e rimangano inefficienti e inutilizzate per un lasso di tempo che dovrebbe essere incentrato sull’esclusivo utilizzo di materiali, mezzi ed energie completamente rinnovabili.

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