gesti microscopici ma atroci (secondo me)

Edit: qualcuno mi direbbe: “Ora leggiti il libro Come sgravarsi di tutti i mali del mondo e vivere felici lo stesso, ok?”.
Non vorrei, con questo post, aver peccato di presunzione o di maestrineria, perciò mi giustifico: sono talmente piena, letteralmente gravida di idee e pensieri e cose da scrivere, da ritrovarmi a volte a non sapere quale pesce pescare in questo guizzante mare di pensieri. Insomma, non voglio deludermi/vi. Ok, basta così, buona lettura.

Prima di tutto questo (la vita a impatto 1, il vegetarismo, devo elencare tutto?) facevo tante piccole cose atroci.
Una volta mi sono lasciata leccare le dita da un vitellino per poi mangiare la carne del suo fratello senza pensare, senza fare associazioni.
Quando stazionavo nel bagno dell’ufficio lasciavo scorrere litri d’acqua per coprire i miei rumori.
Mi sono commossa più volte davanti a un animale che muore fra le mie mani (un pulcino, una talpa, una formica), o a un documentario nella savana, per poi lasciarmi trascinare dalla golosità di un cheesburger sbavoso.
Quando il pescatore di Figino con cui mi fermavo a chiacchierare da piccola tirava su dall’acqua un pesce guizzante e terrorizzato, io esplodevo in una urlante crisi isterica finché lui non lo ributtava in acqua. Però che buono, il sushi.

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Mercato dell’usato – Di mano in mano

Questa mattina sono andata a curiosare nel mercato dell’usato dell’impresa sociale Di mano in mano, in viale Espinasse. Data la zona, devo dire che mi aspettavo di ritrovarmi in un posto un po’ grezzo, polveroso e caotico, invece è un grande spazio ordinato e pieno di oggetti di tutti i tipi: cartoline, giocattoli, utensili da cucina, ferri da lana, abiti, libri, complementi d’arredo e antiquariato, pezzi di biciclette, tutto ordinatissimo e tenuto bene.

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Il 2050 è oggi

Il mondo sta cambiando, e le previsioni non sono affatto buone. Negli ultimi cent’anni l’inquinamento, la tossicità delle grosse industrie e lo spreco di risorse hanno portato il nostro pianeta sulla breve via dell’inospitalità.

Gli oceani sono acidi, i ghiacciai si sciolgono, la concentrazione di CO2 nell’aria è sempre più alta. Per non parlare delle isole di rifiuti galleggianti, delle discariche a cielo aperto, degli allevamenti intensivi e dell’inquinamento prodotto dal singolo con detersivi, benzina, scelte di vita impattanti.

No, la Terra non è più quella che conoscevamo quando vi siamo “approdati”. Lo sostiene anche Bill McKibben in Terraa: “questo pianeta che non è più lo stesso e va rinominato”.

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