Rimediare agli errori degli altri

Yorkshire, I fee(t) at home

Oggi ho avuto un vuoto di idee, e così ho chiesto consiglio in rete per sbloccare il grumo che mi ha intasato momentaneamente i vasi creativi, e… POP!
La mia carissima @chiaratiz mi suggerisce un pensiero nato da un sogno: “stanotte ho sognato che ero in ambasce davanti a un cassonetto in cui qualcuno aveva buttato un sacchetto di roba, mezzo umido mezzo residuo, e io ero indecisa se smistare la monnezza altrui oppure no“.

Pensandoci, anche io qualche mese fa feci il mio primo sogno green: una donna buttava via tutto insieme un ammasso di rifiuti non differenziati, e io non potevo fare a meno di intervenire e spiegarle, con fare da maestrina, che la carta andava qui, mentre la plastica andava là e così via.

Leggi tutto “Rimediare agli errori degli altri”

Il Centro Ambientale Mobile dell’Amsa

Quando sono andata alla ricicleria per gettare oggetti ingombranti e “speciali” che avevo accumulato in casa negli anni, chiacchierando con il responsabile del posto ho scoperto dell’esistenza di un’iniziativa che si chiama Centro Ambientale Mobile (CAM), avviata dall’Amsa e pensata per sensibilizzare i cittadini di Milano alla raccolta differenziata.

Curiosa, ho cercato in rete notizie sui luoghi battuti da questo container speciale, trovando poco più di un articoletto su Corriere.it, e niente più.
Questo succedeva a fine dicembre, e il progetto, già attuato in altre città con discreto successo, sarebbe partito ai primi di gennaio.

Leggi tutto “Il Centro Ambientale Mobile dell’Amsa”

gesti microscopici ma atroci (secondo me)

Edit: qualcuno mi direbbe: “Ora leggiti il libro Come sgravarsi di tutti i mali del mondo e vivere felici lo stesso, ok?”.
Non vorrei, con questo post, aver peccato di presunzione o di maestrineria, perciò mi giustifico: sono talmente piena, letteralmente gravida di idee e pensieri e cose da scrivere, da ritrovarmi a volte a non sapere quale pesce pescare in questo guizzante mare di pensieri. Insomma, non voglio deludermi/vi. Ok, basta così, buona lettura.

Prima di tutto questo (la vita a impatto 1, il vegetarismo, devo elencare tutto?) facevo tante piccole cose atroci.
Una volta mi sono lasciata leccare le dita da un vitellino per poi mangiare la carne del suo fratello senza pensare, senza fare associazioni.
Quando stazionavo nel bagno dell’ufficio lasciavo scorrere litri d’acqua per coprire i miei rumori.
Mi sono commossa più volte davanti a un animale che muore fra le mie mani (un pulcino, una talpa, una formica), o a un documentario nella savana, per poi lasciarmi trascinare dalla golosità di un cheesburger sbavoso.
Quando il pescatore di Figino con cui mi fermavo a chiacchierare da piccola tirava su dall’acqua un pesce guizzante e terrorizzato, io esplodevo in una urlante crisi isterica finché lui non lo ributtava in acqua. Però che buono, il sushi.

Leggi tutto “gesti microscopici ma atroci (secondo me)”