Un bottino niente male: guerrilla gardening alla rovescia

Ci sono tante cose che accadono quando si vive a stretto contatto con la natura. Prima fra tutte, ci si può scoprire perdutamente innamorati di una piantina appena nata in una mattina all’alba, o si possono trascorrere giornate intere chinati a strappare erbacce senza mai guardare l’orologio, e la goduria aumenta quando si riesce a osservare da vicino ogni singolo dettaglio dei cambiamenti che si susseguono, giorno dopo giorno, in ogni stagione.

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Coltiva la terra, coltiva la tua felicità

Compiti per tutti: Racconta il tuo mistero preferito, un enigma che sia esasperante e al tempo stesso delizioso.

Per chi lo segue, non c’è bisogno di spiegazioni. Per chi invece ancora non lo conosce, e sono per tre quarti sicura che lo amerà all’istante, Rob Brezsny è un filosofo pazzo geniale ironico e pungente che ogni settimana pubblica sull’Internazionale i suoi oroscopi eccentrici e spesso “ficcanti”, come un mio ex capo adorava dire.

Oltre a poche righe che sembrano quasi sempre scritte proprio per chi le sta leggendo, ad aprire la pagina di cui tutti i giovedì in milioni aspettiamo l’aggiornamento, c’è un compito per tutti. E quello di un paio di settimane fa ha acceso nel mio cervellino la risposta immediata: è la Natura il vero mistero che mi esaspera e mi delizia al tempo stesso.

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La saga dell’orto continua: un istinto nuovo

Per ora, più che tritare quattro foglioline per volta di prezzemolo o staccarne qualcuna dal basilico per l’insalata, non ho fatto, ma giorno per giorno osservo le mie piantine crescere, farsi spazio, allargarsi, quasi soffocare nei loro ditali di terra o nei vasi ormai troppo piccoli. Persino il ciclamino, che aveva perso tutte le foglie, sta dando alla luce una strana creatura dentata da cui spuntano nuove tenere foglioline che si aprono in direzione del sole come il palmo di una mano. Inquietante.

Come, del resto, mi impressiona come il primissimo embrione di piantina che emerge dalla terra abbia appiccicato sopra il guscio del seme aperto, come un cappellino, o come un uovo spaccato. Ecco, un seme è come un uovo. Racchiude la vita in potenza, è una creatura in divenire.

Se un giorno dalla terra spuntasse un pulcino con la pelle trasparente e gli occhi chiusi, neri e tondi, con in testa una capocchietta, non esiterei a innaffiarlo. Come per alcune piantine troppo delicate ho l’istinto a covarle.

Sto impazzendo? No, solo faccio saltelli con la fantasia.
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Oh, Madonna protettrice delle carotine, fa’ che vivano

Io non credevo nei miracoli, finché non ho visto con i miei occhi la vita sbocciare. E mi riferisco anche alle volte che ho assistito alla nascita di un mucchietto di gattini, tutti bagnati e dall’aspetto di topolini, o quando ho poggiato l’orecchio sul tiepido guscio di un uovo per ascoltare il fievole pigolio di un pulcino sul punto di venire al mondo.

Ma, pur avendo vissuto per quindici anni in mezzo al verde, raramente mi sono dedicata alle piante, e mai mi sono emozionata nel vederle spuntare dalla terra nera.

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