Calendula fiori di sole

C’è che qualche anno fa Mama ha sparso nel giardinetto qui in cima alla collina migliaia di semi di Calendula, che imperterriti, nonostante le mie estirpazioni per lasciare spazio ad altre piante, continuano a cacciare fiori e a tingere di arancio acceso il prato, l’orto e ogni possibile angolo della casa.
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I semenzai dell’amore

Negli ultimi giorni il sole ha brillato tiepido, là sulla mia casa in cima alla collina (sì, vivo in un paradiso pur non avendo abbandonato Milano, la città “che tanto amo“), e sembrava proprio il momento giusto per dedicare all’orto qualche goccia di sudore e pranzare fuori ascoltando il tenue ronzio di insetti appena svegli e di timidi uccellini. La primavera sta arrivando e la pelle, il cuore e la mente si rivolgono al sole come la corolla della prima margherita dell’anno.

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Ricordi accesi di sapori portoghesi

Quando ero in Portogallo ho vissuto gli ultimi dieci giorni in compagnia di quattro fantastici amici, fra cui uno sciamano di Timor, la cui compagnia è stata preziosa quanto gustosa.
Fra le pietanze che abbiamo cucinato insieme, la mia preferita era un piatto semplicissimo, fatto con riso, patate e il Couvo Galega, una varietà di cavolo che si trova prevalentemente in Portogallo e che cresce in altezza quasi oltre i due metri.

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Cinque regole per fare un Orto Sinergico

Non è da molto tempo che ho imparato il termine “Orto Sinergico”: ero lì a mostrare a un amico il mio quadratino di terra con file ordinatine di cavoli e insalatine, quando lui mi ha suggerito di mischiare tutto per creare sinergia, potenziando così l’efficacia della coltivazione e favorendo la biodiversità.
E quanto mi piace dire che “favorisco la biodiversità”!
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Coltiva la terra, coltiva la tua felicità

Compiti per tutti: Racconta il tuo mistero preferito, un enigma che sia esasperante e al tempo stesso delizioso.

Per chi lo segue, non c’è bisogno di spiegazioni. Per chi invece ancora non lo conosce, e sono per tre quarti sicura che lo amerà all’istante, Rob Brezsny è un filosofo pazzo geniale ironico e pungente che ogni settimana pubblica sull’Internazionale i suoi oroscopi eccentrici e spesso “ficcanti”, come un mio ex capo adorava dire.

Oltre a poche righe che sembrano quasi sempre scritte proprio per chi le sta leggendo, ad aprire la pagina di cui tutti i giovedì in milioni aspettiamo l’aggiornamento, c’è un compito per tutti. E quello di un paio di settimane fa ha acceso nel mio cervellino la risposta immediata: è la Natura il vero mistero che mi esaspera e mi delizia al tempo stesso.

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La saga dell’orto continua: un istinto nuovo

Per ora, più che tritare quattro foglioline per volta di prezzemolo o staccarne qualcuna dal basilico per l’insalata, non ho fatto, ma giorno per giorno osservo le mie piantine crescere, farsi spazio, allargarsi, quasi soffocare nei loro ditali di terra o nei vasi ormai troppo piccoli. Persino il ciclamino, che aveva perso tutte le foglie, sta dando alla luce una strana creatura dentata da cui spuntano nuove tenere foglioline che si aprono in direzione del sole come il palmo di una mano. Inquietante.

Come, del resto, mi impressiona come il primissimo embrione di piantina che emerge dalla terra abbia appiccicato sopra il guscio del seme aperto, come un cappellino, o come un uovo spaccato. Ecco, un seme è come un uovo. Racchiude la vita in potenza, è una creatura in divenire.

Se un giorno dalla terra spuntasse un pulcino con la pelle trasparente e gli occhi chiusi, neri e tondi, con in testa una capocchietta, non esiterei a innaffiarlo. Come per alcune piantine troppo delicate ho l’istinto a covarle.

Sto impazzendo? No, solo faccio saltelli con la fantasia.
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Oh, Madonna protettrice delle carotine, fa’ che vivano

Io non credevo nei miracoli, finché non ho visto con i miei occhi la vita sbocciare. E mi riferisco anche alle volte che ho assistito alla nascita di un mucchietto di gattini, tutti bagnati e dall’aspetto di topolini, o quando ho poggiato l’orecchio sul tiepido guscio di un uovo per ascoltare il fievole pigolio di un pulcino sul punto di venire al mondo.

Ma, pur avendo vissuto per quindici anni in mezzo al verde, raramente mi sono dedicata alle piante, e mai mi sono emozionata nel vederle spuntare dalla terra nera.

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