Col naso pulito vai ovunque

Non riuscivo a trovare un titolo per questo post, perché insomma pian piano mi sto avvicinando ai tanti piccoli rituali che mi fanno stare bene, comprese le abluzioni, e memore del video tutorial di un amico condiviso su Facebook alcuni anni fa (grazie, Andres!), ho deciso che dovevo fare la pulizia del naso con la speciale Neti Lota, una piccola brocca (ovviamente di rame) col beccuccio a forma di narice che serve per fare le irrigazioni nasali e respirare meglio.
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Un salto in India

Dentro un unico viaggio si possono compiere innumerevoli altri viaggi, io credo.
Anche se per breve tempo, durante questa avventura di due settimane credo che diversi piani della mia coscienza https://www.acheterviagrafr24.com/achat-viagra-en-ligne-suisse/ siano stati toccati, compresa quella ambientale.
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Storie di topi e di compassione

Giorno #1
Topolino 2 – Famiglia Selz 0
Da alcune settimane abbiamo un topolino in casa: ci siamo accorti che abitava tra i mobili della cucina e il muro perché trovavamo stronzini nei cassetti e porticine aperte nei pacchi di biscotti (identiche alle porticine di Tom – & Jerry), così abbiamo sigillato tutti i pertugi con lo scotch e spostato tutti i cibi in posti più “sicuri”, creando delle trappoline per catturarlo, sopra le quali deve aver ballato la zumba ridendo di noi più volte.
Ora, non solo il figliodipù ha divelto lo scotch per tornare a razzolare nei cassetti, ma ci ha anche mostrato dove sta il suo altro appartamento: oggi pomeriggio vi si è diretto con nonchalance passando tra i piedi di un attonito John, a cui ha anche dato un’annusatina.
Ebbene, nel cassettone del divano si è costruito un caldo giaciglio dove smangiucchiare i semini di zucca – rubati da altro luogo della casa -, ha pure aperto un sonaglio costruito con due barattoli uniti da un giro di scotch (deve essere un esperto di “nastro collante monodirezionale” cit.) per rubare i granelli di riso che c’erano dentro e si è fatto un lettino nell’astuccio di stoffa di una cabaça riempiendolo di pezzettini di carta.
Siamo due a zero perché dopo aver ribaltato la sala eravamo rassegnati, ma poi lui (o lei) si è palesato producendo incauti rumorini e siamo riusciti a catturarlo con un colapasta! …e poi ce lo siamo fatto sfuggire, ahimè.
Poi lo abbiamo rincorso per tutti gli angoli della casa sollevando divani, poltrone e scatole, ma ci ha fatto perepé col nasino ed è sparito di nuovo.
Dovevate sentirci a gridare ECCOLO ECCOLO PRENDILO PRENDILO.
È molto intelligente e sembra pure simpatico, è un peccato che rappresenti un problema, ed è anche un peccato che Micia non abbia il minimo istinto alla caccia, quella grassona maledetta.
La cana di Andrés e Lele ci aveva sentito giusto, puntando il naso dietro al divano, e noi a dire ma no, non è niente.
Alla prossima puntata, firmato “due che non ucciderebbero mai un animalino neanche sotto tortura” – perché è facile prenderlo con la colla o con altri strumenti crudeli – quindi non consigliateci trappole mortali perché tanto non le useremmo.

Giorno #2
Mentre stavo cucinando John mi ha sussurratto “il topo il topo”! Mi sono girata lentamente e l’ho visto lì, sul piano della cucina a cercare furbetto di rubarsi qualche briciola di pane sotto il mio naso mentre Micia, ignara, camminava intorno ai miei piedi a poche spanne da lì.
Lui mi ha guardata negli occhi, e io ho guardato nei suoi, piccoli, neri, lucidissimi e vispi.
Poi è scappato di nuovo.
Ma quant’è cariiiino!!! Per fortuna è piccolo piccolo.

Giorno #3
Dopo un’ora di appostamento John Manolesta ha catturato il topino, siamo riusciti a infilarlo in una scatola di plastica trasparente e lui, disperato, ha cercato per un’ora buona di saltare fuori dando delle craniate al coperchio che devono averlo un po’ stordito. Domani lo libereremo.

Giorno #4
Nel Bed & Breakfast dove lavoro ho avuto la sfortuna di vedere un topino ancora vivo intrappolato su un cartone cosparso di colla. Sono stata male tutto il giorno.

Giorno #5
Stavamo quasi pensando di tenerlo e di ammaestrarlo, ma poi ci siamo detti “è comunque un animale in gabbia, dobbiamo lasciarlo libero”.
“Non bisogna mai fidarsi di chi tratta gli umani come animali e gli animali come umani”.

Giorno #6
Liberato topino senza nome. Speriamo non avrà freddo. Gli abbiamo lasciato un pezzo di zucca secca e un tubo di bambu sotto le foglie per rifugiarsi ai piedi di un albero, tanti semini e sassolini bianchi per ritrovare la strada di casa.
John ha pianto.

Considerando che non avrei mai fatto uso di trappole mortali o torturevoli per scacciare il topino, mi rendo conto che in questo modo rischierei di riempirmi la casa di animali anche pericolosi per la salute, e però in questi giorni mi sono ritrovata a riflettere sul senso della parola “compassione”, in particolare verso gli umani e gli animali non liberi.
E spesso ho bisogno che il mio occhio non veda, perché il cuore non dolga fino a scoppiare.
“C’è chi sente meno e chi sente di più e poi c’è chi sente troppo”.

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Vita a impatto 1 su Vivere Sostenibile Basso Piemonte di Novembre

Ho conosciuto Francesco in una circostanza particolare, in un viaggio di BlaBla Car di cui vi avevo parlato tempo fa. Sulla strada per la fiera Fa’ la cosa giusta abbiamo scoperto, come potete immaginare, moltissime affinità.

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Questionario sulla Vita ecologica

Rispondi al questionario sulla vita eco in generale per aiutarmi, con le tue risposte e opinioni, a stilare il Manuale ecologico della vita di tutti i giorni.

Troverai in questo blog gli sviluppi sul progetto, e riceverai gratitudine e amicizia da parte mia e dei miei collaboratori. :-)

Grazie!

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Pink is the new Green – Fa’ la cosa giusta

Yorkshire, I fee(t) at home

C’è un evento che si chiama Fa’ la cosa giusta ed è una fiera gigantesca che si svolge a Milano e forse anche in altre città.
Nella fiera ci sono dei padiglioni, e nei padiglioni degli spazi e degli stand e negli spazi e negli stand ci stanno delle persone.
Tante persone, tutte più o meno affezionate all’ambiente, alla sostenibilità, al sociale, all’altro da sé, che discutono, vendono, mettono in mostra tutto ciò che si può immaginare che abbia a che fare con i temi di cui sopra, a volte sforando nel green washing, altre (molte altre) portando avanti progetti che si rivolgono davvero all’umano, al no-profit, a valori forti e radicati.

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Il 20 marzo è il Meat Out Day: ma a che serve?

Continuo a non credere che le giornate internazionali del qualcosa siano utili a far pensare la gente. Continuo a credere che se non riesco a cambiare la piccola realtà del mio ufficio o della mia famiglia incentivando la riduzione del consumo di carne, anche solo per un giorno alla settimana, mai potrò cambiare davvero le persone o comunque aiutarle a uscire dall’ignoranza sul tema alimentazione.
Non che io mi creda illuminata o migliore degli altri, ma sono certa che se tutti sapessero cosa davvero accade agli animali da allevamento, dalla loro nascita alla morte, la fiorentina sugosa o i frutti di mare da sgusciare con le dita non somiglierebbero più a prelibatezze ma a schifosissima merda.

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