Tacuina Sanitatis

Negli studi per l’Accademia di Belle Arti, fra personaggi più importanti della storia dell’arte mi colpiscono sempre gli artisti che padroneggiano il disegno, e che con questo strumento analizzano, osservano e raccontano la realtà in ogni suo particolare.

Basta solo citare Leonardo e i suoi stupendi taccuini per capire quanto possa essere suggestivo raccogliere, in sua memoria, appunti, considerazioni e schizzi di tutto ciò che vediamo in natura.

In ambito botanico, per esempio, come con una lente d’ingrandimento, i grandi disegnatori ci mostrano i dettagli, che altrimenti non noteremmo, di un mondo straordinario fatto di geometrie perfette, create forse da un ordine superiore e misterioso, di elementi che rendono ogni pianta unica e che al contempo la accomunano ad altre in grandi famiglie, catalogate principalmente da Carlo Linneo.

Ogni pianta ha caratteristiche che la rendono inconfondibile, e avvicinandosi ai fiori con uno sguardo analitico si può scoprire che il bocciolo di un certo fiore è sempre a forma di sferetta con cinque spicchi che culminano in una punta che si spacca e si apre quando i petali spingono per uscire e aprirsi, svolgendosi in una spirale aurea perfetta.
Il colore di un altro tipo di fiore sarà sempre identico (a meno che non cambi l’altura o il clima in cui cresce), le venature dei petali sempre tre, la posizione delle foglie sempre a coppie.

E che dire del papavero, il cui fiore è tutto accartocciato e umido, chiuso dentro una capsula pelosa che si secca e si apre lasciando che i petali vengano asciugati e pettinati dal vento, leggerissimi come un fazzolettino di seta.
Il polline nero del papavero è quello che mi meraviglia sempre: non è proprio nero, è una gradazione di grigio molto scuro tendente al bruno, e quando le api ne raccolgono in abbondanza è buffo vederle volare con addosso due ovetti dark, tutte felici. Quando si posano dentro a un papavero, a volte le senti ronzare più forte perché un alito di vento fa chiudere i petali di botto, spaventandole. Ma dopo un istante il petalo si ribalta di nuovo indietro lasciandole libere di passare a un altro fiore.

Nelle prime pagine del mio taccuino botanico ho iniziato a fare qualche schizzo veloce dei fiori del mio giardino.
Molto mi ispirano i Tacuina Sanitatis, manuali miniati di scienza medica del XIV secolo. La storia delle piante ci appartiene da sempre, e il loro significato cambia di epoca in epoca.

Nei vecchi erbari e nei libri che ho raccolto in questi anni, ogni pianta è divisa in macro e microcategorie, ogni pianta ha un nome latino e numerosi nomi popolari, in antichità le piante avevano scopi curativi, magici, alimentari, alcune piante derivano il loro nome da leggende, altre dall’ipotesi priva di fondamenti scientifici che potessero curare specifici malanni (come l’Erba viperina, che si credeva potesse curare dal morso delle vipere).
Le piante e tutti gli organismi viventi sono permeati di immenso fascino, e osservarle e disegnarle è il mio modo per rendere loro un modesto omaggio.

La Claudia ideale spende almeno un’ora per disegnare ogni fiore, con matite colorate, carta bella e un’analisi accurata dei particolari, come un chirurgo, come uno scienziato.
La Claudia reale fa un piccolo schizzo dei particolari interessanti e nota pentagoni, esagoni, triangoli, frattali, spirali ovunque, e s’incanta.
Che bello.

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