Un agosto a Milano

Lo scorso agosto ho trascorso due settimane a occuparmi della casa di una mia amica e del relativo gatto e a fare un po’ di vacanza.
Vacanza?? Sì.

Come già sapete, nonostante io ami moltissimo la mia vita di campagna e non voglia tornare alla Big City, la mia città è sempre nel mio cuore, oltre a essere il posto in cui vivono la mia famiglia e la maggior parte dei miei amici.
Pertanto durante l’anno c’è sempre qualche occasione per andarci, ma sempre per qualche festa o evento, per fare qualche sbattimento, per una toccata e fuga di qualche genere.

Quindi, in due settimane senza niente di particolare da fare, mi sono goduta la città appieno, senza i suoi innumerevoli motivi di stress, in quanto c’era la metà della gente ed era quasi tutto chiuso. Top.

Per fortuna non tutti vanno in vacanza ad agosto (ricordo anni della mia infanzia in cui era ricorrenza scattarsi una foto sdraiati in mezzo a un grande viale solitamente molto trafficato, o una certa estate da adolescente in cui non c’era NESSUNO con cui uscire e il tempo sembrava ETERNO), e così ho avuto modo di stare in compagnia di molti amici, alcuni dei quali con una bella piscina condominiale in cui sguazzare, o con belle idee per trascorrere il tempo: mostre, musei, feste, mangiate e bevute, gitarelle in periferia.

Milano in estate è meravigliosa, abbastanza vuota da sentirsi tanto a disagio quanto a proprio agio: se chiamassi aiuto non ti sentirebbe nessuno, figurati, nessuno ti “sente” nemmeno quando sono tutti in città. Ma le strade, le viuzze, il quasi silenzio, i negozi chiusi, le piscine, i parchi e le notti un po’ più buie, AH! che splendore.

Certo, mi sono disabituata a quel tipo di tensione che una donna deve (o è costretta a) mantenere quando si aggira per strade particolari o in orari particolari, ma anche in pieno giorno in un parco affollato è possibile imbattersi in incontri sgradevoli: uomini che commentano il tuo aspetto, che ti si avvicinano per conoscerti o per chiederti un soldo, gente di vario genere, che solitamente è la gente che rimane in città.
Quando tutti vanno in vacanza, i picchiatelli regnano sovrani? Sì.
Posso dire di essere anche io una di quei picchiatelli? Forse sì.

E così bisogna ri-settare l’attenzione a ogni angolo buio o a ogni figura maschile nel raggio di cinquecento metri, reimparare a fare la scansione di qualunque possibile minaccia umana, schivare con largo anticipo ogni possibile futura mossa, ricostruire lo scudo che non ti fa rimanere male ogni volta che qualcuno ti apostrofa con un “Bel culo”.

Non sono paranoie, a ogni donna di Milano è successo di essere approcciata da qualche balordo almeno una volta, e spesso e volentieri è piuttosto sgradevole.
Non bastano i corsi di autodifesa, a volte si tratta solo di fortuna. E sarà che in campagna è più semplice (ma non del tutto), ma nelle due settimane agostine ho un po’ sofferto questa abbondanza di momenti in cui mi son sentita non dico in pericolo, ma in ansia. Purtroppo questo è uno dei lati negativi della mia amatissima città, e mi sono resa conto di aver proprio perso questa attenzione che, a Milano, sembrava impressa nel mio DNA di cittadina.

D’altra parte ho goduto della splendida compagnia degli amici con i quali ho fatto le cose che i milanesi non fanno quasi mai: comportarsi da turisti. Il Planetario, il Museo delle Scienze naturali, quello della Scienza e della Tecnica, il cinema, il teatro, le mostre, le passeggiate nei parchi e per il centro, il tram vecchio e la metro moderna, le viuzze segrete, i pochi negozietti rimasti aperti.
E ho anche ricordato la mia vita di milanesa sostando su una coperta al Sempione insieme a una Moretti grande e al mio amico Albume, girando in bici nelle zone della mia gioventù, transitando davanti al mio vecchio liceo immaginandomi di avere di nuovo 14 anni e ricominciare. Anche no, grazie.

Insomma, Milano è sempre mia, sempre lo sarà, anche se il mio amore non è stabile, né corrisposto, né pazzo abbastanza da dirmi di tornare.
Ogni tanto ne faccio una bella scorta (di odori, di colori, di atmosfere, di abbracci) e poi torno tra le mie colline, felice.

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