Gatti di città

Quando sono arrivata qui ho portato con me Micia e Grasso, i miei due gatti nati in città e sempre vissuti in appartamento.
Dopo il tremendo viaggio di un’ora e tre quarti dentro una gip molto rumorosa, spaventati a morte, si sono fiondati in un angolo della loro nuova casa e lì sono rimasti per ore. Micia ha tremato per giorni e ho creduto che stesse per morire di crepacuore.

A volte non riuscivo proprio a trovarli, pur sapendo che non erano scappati fuori! Così presto scoprii che avevano un nascondiglio nella cappa del camino. Come l’ho scoperto? Seguendo le improntine nere che portavano fino a lì.

I poverini non avevano idea di dove fossero finiti, ma almeno erano in mia compagnia, e la paura si è dileguata presto per lasciar posto alla curiosità.

Pian pianino hanno cominciato ad aggirarsi nel cortile e nel prato, ad annusare, a riposarsi all’ombra dei cespugli di lavanda e a essere a proprio agio. Un po’ imbranati, un po’ facili vittime di guai, ma molto prudenti: mai si sono allontanati più di una decina di metri dalla porta di casa.

Una sera di fine estate mi sono ritrovata un calabrone in camera. Credendo che fosse sufficiente avere un approccio zen, ho pensato “se non mi rompi le scatole puoi restare”. Peccato che poi si sia scagliato in picchiata su di me e quasi mi ha punto, che scema son stata, dovevo cacciarlo subito fuori! Figuriamoci, qui i calabroni vengono uccisi senza pietà, sono velenosi, pericolosi, rovinano le colture e saccheggiano i nidi delle api (e quest’estate ne abbiamo fatti fuori un bel po’ anche noi. No mercy. Fregasega.)
Una volta anche Micia, che insegue qualunque cosa si muova, si è fatta pungere, e che spavento quando è arrivata sul tavolo lamentandosi, con una zampina gonfia come una zampogna. Il tempo di arrivare dalla veterinaria e si era già sgonfiata.

Entrambi i creaturi inoltre hanno subito episodi di bullismo, quando hanno cominciato ad avventurarsi appena fuori dalla porta: due gattazzi in particolare, uno bianco e uno grigio, sembravano inizialmente giocosi e invece erano terribilmente aggressivi.
Altro salto dalla veterinaria per fare i vaccini contro tutte le malattie dei randagi, e guai a lasciarli uscire soli la notte!
Una volta Grasso si è beccato un bel morso nel fianco, mentre Micia si è azzuffata col bianco per finire con la zampina bella squartata.

E le cimici, invece? Micia le ha conosciute mangiandone una: è corsa da me sbavando e scuotendo la testa come una matta. Ho pensato “Adesso muore”. Niente, dopo un quarto d’ora si è calmata e…puzzava un po’. Ho capito solo dopo quale fosse stata la causa di questo incidente.

L’istinto alla cattura pare sia insito in ogni gatto, basta che ci sia qualcosa che si muove: una sera li ho visti giocherellare con qualcosa. La mattina dopo ho trovato a terra un microscopico topino, un topo ragno, morto di paura. E bravi!
Certo, su tre topi che abbiamo avuto in casa, due li abbiamo catturati io e John, piccini, topini di campagna simili a criceti che abbiamo poi scagliato fuori nel bosco, e uno invece è stato catturato da Micia, ed era bello grosso, un bel topone, e brava gattona! Va sempre bene, quando la natura fa il suo corso.

Capacità di arrampicarsi sugli alberi, invece, ZERO. Al massimo una grattatina sul tronco per farsi le unghie.

E se la gatta dei vicini a volte si mangia topi, serpentelli, scoiattoli, lucertole, CONIGLIETTI, i miei al massimo si sono “ritrovati” in casa un qualche povero animaletto smarrito (ramarri, lucertole, cavallette) e l’hanno torturato come solo i gatti sanno fare. Una volta una lucertolina che ho sorpreso nascosta sotto un calzino, immobile, senza più la coda mi ha supplicato con gli occhi di portarla fuori. Le salvo tutte tutte le volte, ma non sono sempre messe bene.

Grasso tre anni fa ci ha lasciati a causa di un’insufficienza renale mal curata, è stato molto brutto perderlo e penso che dopo che sarà andata anche Micia non prenderò più animali per un bel po’. Troppo dolore al cuore. Ora è sepolto sotto un nespolo, in una piccola aiuola di fiori vivaci.
Micia era ed è la regina indiscussa della casa, ha compiuto da poco dieci anni e non li dimostra affatto. Non soffre affatto la solitudine, anzi, detesta qualunque altra creatura arrivi qui: cani, gatti, gatti minuscoli, bambini, soffia a tutti. Con gli umani adulti invece è piuttosto ruffiana.
È un po’ ciccia perché la viziamo troppo, in ogni stagione occupa un terzo del nostro letto e ci rende suoi schiavi d’amore ogni giorno con la dolcezza dei suoi sguardi, la languidità dei suoi piccoli gradevoli versi e la morbidezza delle zampine che allunga verso i nostri volti come per accarezzarci.
Oramai è pienamente a suo agio qui, è bellissima quando si accuccia tra le piante in giardino e credo che stare qui le piaccia, ma è e sempre sarà una snobissima gatta milanese imbruttita D.O.C.

Ciao Micia, non mi odiare per questa foto.

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