L’importanza della colazia

Al mattino Milano è frenetica. Fiumi di persone si riversano dentro e fuori dalle metropolitane, dai negozi, dalle farmacie e dai bar.
E di bar a Milano ce n’è ogni dieci metri, tant’è che è facile saltare la colazione a casa e approfittare di un posto qualunque per un caffè e una brioche. Magari un cappuccio col latte di soia, se c’è.

Io, da brava milanesa bauscia, sono sempre stata un’amante della colazione al mio bar preferito, e però ogni volta, fatti due passi fuori, ho sempre sofferto di acutissimi crampi all’addome. Consapevole della causa non ho mai fatto nulla per cambiare le mie abitudini, e non ricordo nemmeno di aver prestato particolare attenzione alla colazione durante il periodo ecologico, di sicuro ho consumato prodotti equi e solidali quando possibile, ho cucinato qualche torta ma niente più.

Invece, da quando sono in campagna, anche per il fatto che non c’è la stessa disponibilità di bar (spesso le abitudini cambiano per necessità, non per particolari balzi valoriali), cascasse il mondo, ogni mattina ci si siede a tavola e la colazione deve consistere di: pane fatto in casa (lo faccio con la macchina apposita, non sono una panificatrice né ho la voglia, la capacità o il tempo di impastare a mano, far lievitare, cuocere), marmellata o miele (delle nostre api), caffè equo e solidale (che macino personalmente con un macinino a manovella solo per il piacere di sentire il rumore dei chicchi che si spaccano), latte d’avena e granola, un meraviglioso muesli che si fa con qualunque cosa si voglia: nocciole, uvette, semi, frutta secca a pezzettini, noci, mandorle e fiocchi d’avena.

Anche se mi devo alzare molto presto per lavorare (anzi, a maggior ragione la colazione deve essere più sostanziosa) cerco sempre di prendermi il tempo per questo momento.
E se non riesco a fare la colazione come si deve, mi accorgo che il mio umore e le mie riserve di energie cambiano. Oramai la brioche al bar è un momento tanto raro quanto superfluo, e anzi, è qualcosa che mi concedo solo quando sono a Milano.

Il mio corpo risponde meglio, non ho più quei dolorosi crampi (anche se sospetto che i lieviti e il caffè non mi facciano benissimo), e soprattutto mi godo un vero e proprio importantissimo pasto come mai ho fatto prima.
Da milanese imbruttita col mal di pancia a campagnola con la granola.
YEAH.

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