Spine di cactus

Apro gli occhi ed è una domenica di fine settembre. Le mattine sono già piuttosto fresche, ma durante il giorno e la sera sembra ancora di essere in estate inoltrata.


Nella notte ha piovuto, in fondo alla valle c’è una nebbia leggera, e il sole splende in un cielo limpido e chiaro.
La mia sveglia di solito è Micia, che alle sette in punto comincia la sua danza della pappa: ci cammina sulla testa, infila rumorosamente le unghie nella poltroncina, carezza le mie palpebre con la zampina emettendo un acutissimo “MIU” dopodiché, una volta che mi sono alzata, mi precede giù per le scale, con il suo passo leggero di gatta sovrappeso, “TUTUM TUTUM TUTUM”.

Lei è la prima a mangiare, poi tocca alla nostra colazione. Ci piace farla bene, non solo di domenica, ma questa è un’altra storia.
Poi, con la mia tazza di caffelatte ancora da finire, mi dirigo verso il giardinetto e resto accucciata per una buona mezz’ora camminando come uno gnomo da una parte all’altra, un cespuglio qua, un gruppetto di semi appena germogliati di là, qualche erbaccia da strappare, un vaso spostato in una posizione migliore, una felce che ricaccia i suoi getti arricciolati, una pianta appena messa in piena terra, un pezzo di cactus che John ha rubato da un giardino e che mi ha portato in un sacchetto di stoffa, impossibile da toccare: mai viste spine così fitte e fini e malvagie.

Oggi siamo in luna crescente, perciò, come suggerisce il mio calendario lunare, posso provare a seminare i ravanelli e le piante annuali a fioritura primaverile come la portulaca, la calendula e già che ho altri semi raccolti in giro li metto tutti nei vasetti. Un po’ di sassolini sul fondo, sabbia e terriccio, semi, altro terriccio, acqua, luce.
Nell’orto ho piantato ventisei piantini di fragole a riempire e allungare a fila di quelli che avevo messo giù un anno fa, e a fine ottobre seminerò le fave che, come l’anno scorso, germoglieranno prima dell’inverno e poi in primavera si alzeranno a fare ombra alle fragole.
Le piante di zucca che ho fatto arrampicare sugli archi della nuova serra fanno gli ultimi sforzi per cacciare i pochi frutti che sono riuscite a produrre. Quest’anno non è andata bene con le zucche, ma l’anno prossimo ne voglio un pergolato INTERO. Il periodo dei pomodori è finito, bisogna togliere le piante morte, zappare la terra e procurare del letame dalla vicina che ha le vacche.

Qualche giorno fa suo figlio, che fa l’abbattitore, ci ha scaricato venti quintali di legna dietro casa, e bisogna cominciare a sistemarla nella legnaia. L’abbiamo prenotata all’inizio di agosto: bisogna essere previdenti.
È anche tempo di pulizie, bisogna togliere le ragnatele, fare spazio per le piante che verranno tirate in casa per l’inverno, spazio per la legna da accatastare di fianco alla stufa, spazio per i vestiti invernali.
In un attimo è ora di pranzo, ci sono ancora i pomodori che abbiamo comprato dal contadino, qualche pesca, pere e formaggi. Fa caldo fuori, ma in casa si sta freschi.

In questo periodo è in corso la vendemmia, ed è un lavoro talmente totalizzante (si lavora 8/10 ore al giorno per 20/30 giorni di fila, salvo maltempo) che è come non esistere. Parti da casa alle sette e torni alle otto/nove stanco morto e il giorno dopo ancora.
Mi sento fortunata ad aver trovato altri lavori meno faticosi: ho amato vendemmiare ma penso che sia un’esperienza che avrei dovuto fare a vent’anni, non a trenta. Soffro troppo fisicamente e non posso rinunciare alla salute per il lavoro. Altrimenti tornerei a Milano! AHAH! :-D

In una qualsiasi domenica milanese avrei chiamato gli amici per fare un’uscita al parco o in centro, per poi andare a bere qualcosa in un locale e tornare a casa sospirando che domani è già lunedì.
Ogni tanto mi mancano, ma molti di loro vengono spesso a trovarci e poi ci sono talmente tanti mezzi di comunicazione che non ho mai davvero sentito la solitudine.
Oggi invece, in compagnia di John, sistemiamo la legna, cuciniamo e puliamo la casa, potiamo il glicine, bagniamo le piante, e la sera, dopo cena, stiamo sul nostro gazebo ad ascoltare, respirare, bere, fumare, chiacchierare.

Andiamo a letto abbastanza presto, domani è un altro giorno.

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