Le prime settimane con le api

Ebbene, l’avventura è cominciata con il primo giorno d’estate. Natura e fortuna hanno voluto che, dopo una primavera molto piovosa (che gli apicoltori hanno sofferto per la scarsa produzione di acacia), le mie apine avessero dal primo giorno nel mio apiario un caldo sole e un cielo limpido e ancora qualche possibilità di raccolta tra gli ultimi fiori del castagno e del tiglio.

L’estate per le api non è facile: c’è una riduzione notevole delle fioriture e gli alveari devono essere protetti dall’eccesso di calore, dalla sete e da eventuali saccheggi. E se la primavera è stata poco produttiva, è possibile che si dovrà ricorrere a un nutrimento artificiale di supporto.

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Avendo prenotato le famiglie di api qualche mese prima, aspettavo da un giorno all’altro la chiamata di Elisa, l’apicoltrice in cui non solo ho trovato un’ottima fornitrice di famiglie sane e biologiche, ma anche una persona disponibile e simpatica, a cui chiedere consiglio in momenti di dubbio, essendo io una principiante a tutti gli effetti (del resto, anche se nell’apicoltura esistono molte persone che se la tirano moltissimo, in generale ho trovato disponibilità e generosità).

Ho ritirato i quattro nuclei in una sera limpidissima, a Bastia Mondovì, un paesino in provincia di Cuneo che si raggiunge percorrendo bellissime strade morbide che accarezzano le colline ricche di vigneti e di piantagioni di noccioli.
Erano quattro scatolette di polistirolo da sei telai, che a malapena si sono incastrate nell’auto e che avevano il coperchio mobile, per cui bisognava procedere con molta cautela ed eventualmente indossare la maschera alla guida. :-)
È stato strano guidare con un ronzio di sottofondo costante e vagamente inquietante.

Una volta arrivate a casa che era ormai buio, le ho sistemate nell’apiario che avevo allestito in precedenza, ovvero uno spiazzo nel mio terreno, distante da case e strade, protetto dal vento ed esposto a Sud, con spazio sufficiente di manovra per me e per aggiungere altre eventuali arnie.
Sistemate le scatole, ho tolto i tappini che tenevano chiuse le api e poi le ho lasciate dormire. La mattina dopo, verso le sei, erano sull’ingresso a guardarsi intorno, forse un po’ spaesate ma incuriosite, credo, e alcune ore dopo, nel primo pomeriggio, già erano operosissime e tornavano cariche di polline di tutti i colori, anche rosa. Che amori.

Pochi giorni dopo, ecco che le ho trasferite nelle loro arnie definitive, e con i miei modi ancora maldestri le ho un po’ innervosite, tanto che già al primo impatto (per spostare un mattone prima della visita e del trasferimento), ho preso la prima puntura con il risultato che per tutta la procedura sono stata assalita da api che volevano a tutti i costi difendere il loro territorio e farmi fuori. Meno male che la mia maschera è a tenuta stagna, solo che in un’altra circostanza avrei potuto sospendere la visita e tornare in un altro momento, e invece in questo caso dovevo trasferire tutte le famiglie in una volta sola, per non rischiare la deriva delle levitra tablets in pakistan api nelle arnie sbagliate).

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Così, con un po’ di imbranataggine e non poche apine innocenti spiaccicate per errore, le ho trasferite tutte nelle loro case definitive, ho aggiunto un telaio con foglio cereo a ogni famiglia e poi le ho lasciate in pace per altri giorni.
Oggi, dopo circa tre settimane di sole e di attività, ho sistemato un melario (con tre telaini da miele) su ogni arnia e sembra che ci sia una bella importazione di polline e nettare. Chissà da dove. Osservo il loro cono di volo e non riesco a capire, dalla cima della collina, dove possa essere la fioritura che interessa loro così tanto. Andrò presto a perlustrare la zona.

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Questa sono io con un po’ più di dimestichezza. Dopo le prime tre visite (in cui sono stata punta tre volte), non le ho più fatte arrabbiare e sto riuscendo a stabilire un contatto con loro, fisico e naturale, che non so spiegare. Se prima le amavo ma provavo timore, ora le amo soltanto, e le amo moltissimo.

Come descrivere il senso di onore che ho dentro quando penso a questa missione che ho intrapreso? Le api non solo come produttrici di miele (che se ne produrranno, ben venga, ma non è il mio interesse primario), ma come protettrici della natura, sorelle e amiche dei fiori, degli altri insetti, del nostro nutrimento, della vita stessa. Mi sento così devota e grata verso queste creature da non saper descrivere fino in fondo l’immenso fascino che scaturisce quando guardo un favo di covata che brilla dell’oro del nettare e del bianco candido delle larvette grasse e tonde come perle.
Il profumo della cera, del miele e della vitalità, quando apro ogni arnia per visitarla, mi sballa come una vera droga, e non posso non sorridere mentre al loro cospetto grondo sudore sotto la maschera, tremo per la paura di ferirle, mi preoccupo per ogni strano sintomo, e l’odore dell’aveare mi inebria come un buon bicchiere di vino a stomaco vuoto.

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2 comments on “Le prime settimane con le api

  1. Brava Claudia, ti stai approcciando proprio bene, le tue api saranno contente dell’amore che stai mettendo.
    Ho visto il breve filmato, mi permetto se posso un piccolo consiglio. Se hai spazio sul posatoio e se riesci, distanzia un pò di più le famiglie così lavori meglio tu e anche le tue api ti saranno grate .

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