Apicoltura pratica: la sciamatura

Con questi post voglio tenere traccia di tutte le mie attività e raccontare ciò che sto imparando a chiunque voglia sapere di più su questo meraviglioso mestiere che è l’apicoltura.

Terminato il corso teorico di primo livello (sette lezioni presso la sede Coldiretti ad Alessandria), sono iniziate le uscite pratiche, ovvero degli incontri di gruppo presso aziende apicole per comprendere meglio e soprattutto sperimentare dal vivo ciò che significa visitare un alveare, controllare la presenza di malattie, compiere trattamenti sanitari, estrarre il miele e molto altro.

La prima uscita è stata presso l’azienda Bricco del Miele, un posto molto tranquillo fra le colline gestito da Ivano e Silvia, apicoltori esperti con tante belle arnie dipinte di colori sgargianti e disegni allegri.

Abbiamo cominciato con un ripasso generale delle informazioni di base su chi sono i componenti di una famiglia di api, come si comportano nelle varie stagioni, quali sono le fioriture più interessanti da annotare nel corso dell’anno (conosci il tuo territorio).
Abbiamo poi visitato alcune arnie, tutti bardati nelle nostre belle

tute con la maschera di rete, e siamo anche riusciti a vedere in diretta la nascita di una regina all’interno di una famiglia orfana! Un’emozione dolcissima.

L’argomento di cui si è parlato principalmente è la sciamatura, poiché marzo e aprile (nella zona mediterranea, e più tardi nel resto d’Italia) sono i mesi più a rischio in quanto le famiglie, più o meno all’inizio della fioritura dell’acacia, cominciano ad avere l’impulso a sciamare, ovvero a riprodurre le famiglie formando nuovi nuclei: la nuova colonia si forma quando l’ape regina lascia la famiglia d’origine con un nutrito numero di api operaie. Nella famiglia d’origine rimarrà circa la metà delle api insieme a una nuova regina allevata in precedenza (sciamatura primaria).

È un fenomeno che si può sfruttare e addirittura incentivare per creare nuovi nuclei, allevare nuove regine, rinnovare i favi o aumentare la produzione di miele tramite alcune tecniche speciali.

Quali sono i fattori che determinano il rischio di sciamatura?
– può essere ereditario: alcune razze di api sono più sciamerine di altre
– l’età della regina determina la tendenza a sciamare: più la regina è vecchia più tenderà a sciamare per lasciare spazio a regine più giovani
– deve esserci un equilibrio nella famiglia fra il numero di bottinatrici e la covata: quando le api vecchie eccedono può innescarsi la sciamatura
– lo spazio è insufficiente: c’è una forte importazione di nettare, le colonie non hanno più spazio e vogliono trovare un nuovo luogo dove proliferare.

Cosa succede all’interno dell’arnia?
– c’è un allevamento di fuchi in gran quantità (per poter fecondare le regine nuove)
– vengono costruite celle reali in tutti gli interstizi (per allevare nuove regine a governare le nuove famiglie divise)
– la regina viene tenuta a stecchetto perché dovrà essere leggera quando dovrà spiccare il volo e fuggire con lo sciame
– inizia la perlustrazione dei dintorni da parte di alcune bottinatrici

La regina spicca il volo, viene seguita da un buon numero di api della famiglia, e si posano tutte insieme su una dimora temporanea, che può essere un ramo di un albero, il sellino di una bicicletta, un cespuglio. Prima di partire avranno fatto molta scorta di cibo, perciò sono molto miti e abbastanza facili da recuperare, anche se a volte capita di doversi arrampicare su per gli alberi con le scale dei pompieri, e allora è facile un corno. :-)
La sciamatura può avvenire normalmente solo nei mesi primaverili, mentre in altri mesi dell’anno potrebbe essere sintomo di qualche patologia.

Per evitare la sciamatura come prima esperienza, ho prenotato le api per gli inizi di luglio (costano anche un pochino meno, perché ovviamente non produrranno l’acacia del 2016), ma non vedo l’ora che arrivino e il tempo sembra non passare mai! :-)

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L’esperienza pratica, in cui abbiamo visitato un po’ di arnie e osservato i comportamenti delle api di una famiglia orfana in attesa della nascita della nuova regina è stata bellissima, sia per il continuo brusio e la quantità di api operose che ci svolazzavano intorno posandosi sulle nostre tute, sia per il profumo che sprigionava da ogni arnia, un profumo di cera d’api e miele, caldo, inebriante e dolcissimo. E poi la positività della gente che fa questo mestiere.
Sì, ci sono anche apicoltori che si danno tante arie, e che non vogliono condividere la bellezza di tutto questo, e spero di non incontrarne troppi.
Ma in generale chi si impegna in questo mestiere non può che avere una marcia in più, ne sono più che convinta. Che sia per l’ambiente o per migliorare le colture o per ottenere un po’ di buon miele, comunque

il lavoro dell’apicoltore è un mestiere nobilissimo, che deve essere svolto nel rispetto totale delle regole della natura, e così facendo egli potrà migliorare e avvantaggiare sia se stesso che la natura intorno, poiché tutti siamo collegati con tutto e se le api stanno bene, allora anche noi stiamo bene.
E se salvaguardiamo le api avremo sempre una varietà incommensurabile di piante, frutti e ortaggi che senza di loro non potrebbero proliferare.
E se ci battiamo per ottenere sempre più coltivazioni biologiche, non solo faremo bene a noi stessi, ma tuteleremo le api, che in questo periodo in particolare sono minacciate dal largo uso di pesticidi che non solo le ammazzano, ma rovinano il

loro sistema di orientamento, tipo un GPS incorporato, che è quello che permette loro di ritrovare la strada di casa, e allora si perdono e le famiglie si riducono.
Insomma, credo che l’apicoltura abbia un valore etico fortissimo, da non sottovalutare. No? ;-)

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