Cose curiose sulle api

A volte un qualsiasi corso base aiuta a illuminare luoghi del cervello e della conoscenza che erano piuttosto bui o nutriti solo da ipotesi e fantasie. Così è stato per me durante il corso di apicoltura, e tantissime piccole domande hanno finalmente trovato risposte: come mai alcuni mieli cristallizzano di più e altri meno? L’uomo ruba il miele alle api o le alleva secondo regole vicine il più possibile a quelle naturali? Cos’è il miele di Melata? Cosa si intende quando si dice Millefiori? Le api sanno che moriranno se ci pungono?

Ecco un po’ di cose curiose che ho scoperto…

  • Il principale prodotto delle api non è il miele, non è il polline, non è la cera d’api: è l’impollinazione. Se le api scomparissero, scomparirebbero anche migliaia di specie vegetali e l’uomo sopravviverebbe ancora per pochi anni. Allevare le api quindi è anche un’attività sociale, volta alla sostenibilità e alla tutela della natura.
  • Una famiglia di api è paragonabile a un organismo perfettamente funzionante: tutto si svolge in funzione della sua salute e del suo mantenimento. Un’ape da sola, infatti, non potrebbe sopravvivere.
  • Le api di una famiglia si distinguono in Ape Regina, Fuchi e Operaie. Un’operaia, dalla nascita fino alla sua prima uscita come bottinatrice, svolge delle funzioni che somigliano alle fasi di una carriera, durante le quali cambia di ruolo e “sale di livello e di responsabilità”: prima è addetta alle pulizie dell’arnia, poi al nutrimento della covata, in seguito alla produzione di cera, fa la guardiana e ventila l’alveare e solo alla fine diventa un’ape bottinatrice. I fuchi vengono allevati solo in funzione della fecondazione della regina, poi sbattuti letteralmente fuori, e non sono in grado di nutrirsi da soli. La regina vive più o meno cinque anni e per tutta la vita non fa altro che deporre uova.
  • Le api possono riconoscere alcuni simboli disegnati sulle loro casette, così come noi possiamo riconoscere il numero civico di casa nostra.
  • Il miele cristallizza di più o di meno a seconda dell’equilibrio fra fruttosio e glucosio. A seconda della provenienza del nettare, alcuni cristallizzeranno più in fretta e altri meno. Basta mettere il miele a bagnomaria e far sciogliere completamente i cristalli perché torni fluido ancora per un po’ di tempo.
  • Dal polline le proteine, dal nettare carboidrati e acqua. Entrambi sono nutrimento per le api. Il nettare viene in parte digerito e in parte, una volta che la bottinatrice è tornata nell’alveare, viene rigurgitato e passato di ape in ape perché venga sintetizzato e trasformato in miele.
  • Il polline si intrappola nei peli che cospargono tutto il corpo delle api: poi l’apina si ripulisce tutto il corpo, dalle antennine alle zampette, raccoglie il polline, lo impasta con un po’ di nettare, ne fa una pallina e lo aggancia alle zampe posteriori. Lo stoccherà nelle cellette di cera una volta tornata all’arnia.
  • Le api non hanno un apparato boccale in grado di rosicchiare o mordere, ma possono solo succhiare liquidi attraverso una ligula che arriva fino a 8mm di lunghezza. Quando qualcuno dice che le api rovinano le vigne rosicchiando l’uva, si sbaglia: sono le vespe, quelle che mordono i frutti, e poi le api arrivano per approfittare dei loro dolci succhi.
  • La melata è una secrezione zuccherina emessa dalla maggior parte degli insetti come la Metcalfa che si nutrono della linfa delle piante. È inoltre utilizzata dalle api per la produzione del miele. La melata è costituita dagli escrementi liquidi prodotti da un adattamento fisiologico di questi insetti e viene sintetizzata dalle api fino a diventare miele di melata. Tutto ciò che viene sintetizzato dalle api (nettare, melata, nutrimenti), ovvero miscelato con gli enzimi contenuti nelle sacche mellifere delle api viene chiamato “miele”.
  • Quando si denomina un miele, per esempio come il miele di acacia, si intende che la prevalenza della fioritura è di acacia. Miscelata al nettare di acacia si troverà sempre una percentuale di altri nettari. La denominazione millefiori si riferisce a mieli raccolti quando molte fioriture sono abbondanti contemporaneamente.
  • I mieli si possono distinguere per le loro proprietà organolettiche: esistono anche corsi di riconoscimento e degustazione, per esempio quello di acacia è molto fluido, chiaro e delicatamente profumato, la melata quasi nera e molto odorosa, il miele d’agrumi è sabbioso e cristallizza presto, è quasi bianco e ha un profumo molto intenso.
  • Le api usano il loro pungiglione come arma contro gli invasori dell’arnia (vespe, api saccheggiatrici e altri insetti). Quando però pungono animali dai tessuti molli (come noi), il loro pungiglione, che è dotato di aculei ricurvi, rimane intrappolato nella pelle, e nel ritrarsi, l’ape si sventra, letteralmente. Poverina.
  • Il miele è uno dei prodotti meno soggetti al rischio di contaminazioni di muffe o botulino, perché è un antibiotico naturale, è ricco di zuccheri e ha un’umidità sotto il 18%, che rende l’ambiente sfavorevole alla proliferazione di qualunque microrganismo. L’unico caso in cui un bambino è morto dopo aver bevuto latte e miele  ha causato un allarmismo infondato che suggerisce di non somministrare miele ai bambini sotto l’anno, perché non hanno gli enzimi per sopportare il botulino (che nel miele non può esistere, se il miele è prodotto a regola d’arte).
  • Quando mettiamo del miele nel tè caldo, dovremmo prima aspettare che si intiepidisca, perché ad alte temperature il miele perde quasi tutte le sue proprietà, e diventa come un qualsiasi dolcificane.
  • Quando vedete video di uomini che si ricoprono con migliaia di api, sappiate che in quel momento le api sono praticamente innocue, perché sono cariche di cibo accumulato per poter sciamare. Infatti un gruppo di api uscito dall’arnia si chiama sciame, e la sciamatura è un fenomeno che si verifica quando tutti i fattori non sono in perfetto equilibrio, e le api vogliono…cambiare casa. Così fanno scorta di cibo e si preparano per la partenza, stazionando per un paio di giorni in un punto nei pressi dell’arnia abbandonata, e se non le prendi subito (e te le versi addosso per fare un video), addio api!
  • Con l’esecuzione di una particolare danza, i cui movimenti sono perfettamente codificati, l’ape operaia può comunicare informazioni sulla direzione e la distanza a cui si trovano fiori, nettare, polline e sorgenti d’acqua. Tale danza è il meccanismo con il quale le api possono reclutare altre api del loro alveare per la raccolta di risorse.

Le api sono insomma esseri straordinari, e allevarle sarà per me un onore e un impegno serissimo. Non vedo l’ora di incontrare Elisa, l’apicoltrice biologica a cui ho prenotato le mie prime quattro famiglie di api, che arriveranno a fine giugno.
Per il momento continuo a lavorare allo spazio che dedicherò alle arnie, e i rovi da strappare sembrano non finire mai! :-)

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4 thoughts on “Cose curiose sulle api

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