Storie di topi e di compassione

Giorno #1
Topolino 2 – Famiglia Selz 0
Da alcune settimane abbiamo un topolino in casa: ci siamo accorti che abitava tra i mobili della cucina e il muro perché trovavamo stronzini nei cassetti e porticine aperte nei pacchi di biscotti (identiche alle porticine di Tom – & Jerry), così abbiamo sigillato tutti i pertugi con lo scotch e spostato tutti i cibi in posti più “sicuri”, creando delle trappoline per catturarlo, sopra le quali deve aver ballato la zumba ridendo di noi più volte.
Ora, non solo il figliodipù ha divelto lo scotch per tornare a razzolare nei cassetti, ma ci ha anche mostrato dove sta il suo altro appartamento: oggi pomeriggio vi si è diretto con nonchalance passando tra i piedi di un attonito John, a cui ha anche dato un’annusatina.
Ebbene, nel cassettone del divano si è costruito un caldo giaciglio dove smangiucchiare i semini di zucca – rubati da altro luogo della casa -, ha pure aperto un sonaglio costruito con due barattoli uniti da un giro di scotch (deve essere un esperto di “nastro collante monodirezionale” cit.) per rubare i granelli di riso che c’erano dentro e si è fatto un lettino nell’astuccio di stoffa di una cabaça riempiendolo di pezzettini di carta.
Siamo due a zero perché dopo aver ribaltato la sala eravamo rassegnati, ma poi lui (o lei) si è palesato producendo incauti rumorini e siamo riusciti a catturarlo con un colapasta! …e poi ce lo siamo fatto sfuggire, ahimè.
Poi lo abbiamo rincorso per tutti gli angoli della casa sollevando divani, poltrone e scatole, ma ci ha fatto perepé col nasino ed è sparito di nuovo.
Dovevate sentirci a gridare ECCOLO ECCOLO PRENDILO PRENDILO.
È molto intelligente e sembra pure simpatico, è un peccato che rappresenti un problema, ed è anche un peccato che Micia non abbia il minimo istinto alla caccia, quella grassona maledetta.
La cana di Andrés e Lele ci aveva sentito giusto, puntando il naso dietro al divano, e noi a dire ma no, non è niente.
Alla prossima puntata, firmato “due che non ucciderebbero mai un animalino neanche sotto tortura” – perché è facile prenderlo con la colla o con altri strumenti crudeli – quindi non consigliateci trappole mortali perché tanto non le useremmo.

Giorno #2
Mentre stavo cucinando John mi ha sussurratto “il topo il topo”! Mi sono girata lentamente e l’ho visto lì, sul piano della cucina a cercare furbetto di rubarsi qualche briciola di pane sotto il mio naso mentre Micia, ignara, camminava intorno ai miei piedi a poche spanne da lì.
Lui mi ha guardata negli occhi, e io ho guardato nei suoi, piccoli, neri, lucidissimi e vispi.
Poi è scappato di nuovo.
Ma quant’è cariiiino!!! Per fortuna è piccolo piccolo.

Giorno #3
Dopo un’ora di appostamento John Manolesta ha catturato il topino, siamo riusciti a infilarlo in una scatola di plastica trasparente e lui, disperato, ha cercato per un’ora buona di saltare fuori dando delle craniate al coperchio che devono averlo un po’ stordito. Domani lo libereremo.

Giorno #4
Nel Bed & Breakfast dove lavoro ho avuto la sfortuna di vedere un topino ancora vivo intrappolato su un cartone cosparso di colla. Sono stata male tutto il giorno.

Giorno #5
Stavamo quasi pensando di tenerlo e di ammaestrarlo, ma poi ci siamo detti “è comunque un animale in gabbia, dobbiamo lasciarlo libero”.
“Non bisogna mai fidarsi di chi tratta gli umani come animali e gli animali come umani”.

Giorno #6
Liberato topino senza nome. Speriamo non avrà freddo. Gli abbiamo lasciato un pezzo di zucca secca e un tubo di bambu sotto le foglie per rifugiarsi ai piedi di un albero, tanti semini e sassolini bianchi per ritrovare la strada di casa.
John ha pianto.

Considerando che non avrei mai fatto uso di trappole mortali o torturevoli per scacciare il topino, mi rendo conto che in questo modo rischierei di riempirmi la casa di animali anche pericolosi per la salute, e però in questi giorni mi sono ritrovata a riflettere sul senso della parola “compassione”, in particolare verso gli umani e gli animali non liberi.
E spesso ho bisogno che il mio occhio non veda, perché il cuore non dolga fino a scoppiare.
“C’è chi sente meno e chi sente di più e poi c’è chi sente troppo”.

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