Del rieditare i vestiti e del potere della tecnologia

Questa ve la devo raccontare: nei giorni scorsi mi sono decisa a rieditare alcuni capi d’abbigliamento che avevo comprato anni fa, bellissimi ma fuori misura o troppo eccentrici, come una maglietta da folletto marrone, via di mezzo fra l’assurdo e lo strambo, e un paio di pantaloni coloratissimi ma troppo lunghi per poterli indossare senza tacchi.

La maglietta da folletto in questione era di per sé già bellissima, ma un po’ “troppa”. Aveva lunghe code e maniche troppo larghe e un scollo strettino, così ho fatto un po’ di modifiche con la mia macchina da cucire, ho tagliato le code, stretto le maniche e migliorato lo scollo con un taglio a V e un nastrino. Poi con una bleachpen, magico oggetto che ancora non si trova nei negozi italiani, ma che si può “costruire da sé“, ho decorato la stoffa con ricciolini e piccoli fronzoli, e mi sono molto compiaciuta del risultato: ora ho una maglietta più bella dell’originale, unica al mondo e personalizzata, e un pelo meno adolescenziale (e con questo immaginate come poteva essere prima).

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Più tardi mi sono dedicata a quel certo paio di pantaloni comprati in Portogallo almeno 3 anni fa, di cui avrei portato a casa tutti i colori della gamma, meravigliosi nelle loro sfumature del viola ma molto lunghi e quindi indossabili solo coi tacchi, come dicevo, per cui le occasioni per sfoggiarli sono state pochissime, essendo io una da sandaletti e scarpe basse, che taccheggia solo nelle occasioni speciali, quali matrimoni, battesimi e capodanni.

Dicevo, mi sono presa le misure per accorciarli una volta per tutte, dato che ora posso non dipendere dalle cure di Mama, che prima di regalarmi la macchina da cucire era la mia sarta preferita, ho incrunato il filo nell’ago e ho cominciato a cucire, solo che PLONK! Un pezzo della macchina mi è caduto fra le mani, senza che io sapessi come, nonostante il manuale sotto mano, si potesse rimontare senza rivolgersi all’assistenza (ovvero il magico ragazzo appassionato di Singer che ci ha venduto e illustrato l’uso della macchina passo passo) e attendere ulteriori giorni per poter completare il mio lavoro.

Dopo un po’ di tentativi e un’espressione tipica delle scimmie di 2001 Odissea nello Spazio, ho chiesto aiuto a Mama, che via WhatsApp mi ha chiesto una foto del guasto, l’ha girata al gentile riparatore, il quale a sua volta le ha inviato un disegnino semplicissimo su come risolvere il problema, ovvero aprendo, avvitando una vite allentata e richiudendo.

Niente di più facile, e niente di più bello di un incrocio di intenti senza spostarsi da casa e risolvendo il tutto in non più di un’ora.

Così, con la gioia nelle mani e la sensazione di aver risparmiato tempo, denaro e sbattimenti, mi sono rimessa al lavoro, tagliando, cucendo e recuperando i pezzi di stoffa avanzati per decorare un’altra felpina che ora fa un perfetto completo con i pantaloni. Un outfit autunnale, che non vedo l’ora di sfoggiare anche nei giorni più normali, per riempirmi, come piace a me, di colori e fantasia.

E voi? Avete mai recuperato abiti che amavate ma che non riuscivate a indossare per i più svariati motivi?

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