Ceci n’est pas un Cece

Quest’anno nel mio orto, per imparare a fare la contadina, ho seminato e piantato di tutto. Giorno per giorno le piante si sono rivelate una scoperta, e legumi in particolare sono stati i protagonisti dell’estate: fagioli, piselli, fagiolini e soprattutto i ceci mi hanno dato grandi soddisfazioni, sia perché richiedono poche cure, sia perché producono per un lungo periodo tanti frutti buoni e sani.
Occhio, quella che vi racconto è la mia esperienza, fatta di ore a sfogliare pagine web e libri degli anni settanta sul giardinaggio, fatta di errori e bagianate, ma anche di grandi gioie.

Il periodo ideale è all’inizio della primavera quando le giornate sono già tiepidine. Raccogliete qualche manciata di legumi secchi dalla vostra dispensa e teneteli a bagno il tempo necessario per farli “rinvenire”, circa ventiquattr’ore.
È impressionante la velocità con cui germogliano, tant’è che se vi fermerete ad aspettare per qualche ora in più, potrete udire le radichette pallide e lunghe spaccare il seme e strisciare, un po’ inquietanti, verso un poco di terra in cui infilarsi.
Interrateli mischiandoli fra loro, mettetene tanti tutti vicini poiché si sosterranno a vicenda e si faranno compagnia, anche se per piselli e fagioli è bene anche piantare una cannetta di bambù perché faccia da ulteriore appoggio.
Passeranno pochi giorni perché li vediate spuntare e crescere velocemente, e fin qui, tutto uguale per tutti i legumi.

Ma i ceci, i ceci!
Loro in particolare mi hanno affascinato tantissimo, sia perché non avevo idea di che forma avesse la pianta, sia perché sono piante graziosissime. Ben presto si innalzeranno dalla terra delle file di foglioline del tutto diverse da quelle degli altri legumi, e dai piccoli fiori bianchi (per i ceci bianchi) o lilla (per i ceci neri) spunteranno i bacelli verdi, custodie brillanti di uno, al massimo due ceci.

Resistete alla tentazione di raccoglierli una volta cresciuti, turgidi e verdi (diventano grandi come un polpastrello), poiché la pianta o almeno il bacello dovrà seccare prima di poter ottenere i ceci che ben conosciamo. Io ne ho aperto uno ancora verde, che buffo, ed è scoppiato come un palloncino con un piccolo POP, rivelando un piccolo gioiello a forma di cervellino verde, che però in pochi giorni si è atrofizzato.

Il cecio, o cece che dir si voglia, deve maturare nel suo scrigno fino a diventare secco e duro, esattamente come li troviamo nelle confezioni del supermercato. Capirete da soli quando sarà il momento della raccolta, e vi consiglio di abbondare nella semina per poter avere una quantità sufficiente da farsi almeno un piatto di hummus o di pasta e ceci.
Io finora ne ho raccolti una quindicina, e non credo che ne otterrò molti di più dalle piante che ne stanno ancora producendo.

Quindi l’anno prossimo ESAGERERÒ con la semina, dato che questi sono, direi, davvero pochini.
Che dire, AMO questa natura mai banale, mai scontata o noiosa, mai deludente.
AMO.

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Una risposta a “Ceci n’est pas un Cece”

  1. Fantastico!
    Giusto un mesetto fa avevo fatto una ricerca sui ceci, non sapevo come fosse il baccello, non ne avevo mai visto la pianta. E’ vero la natura riserva sempre sorprese meravigliose…

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