Chi semina raccoglie, chi raccoglie semina

E insomma, da quando sono affogata nell’amore per le piante, seguendo il loro corso dalla nascita alla morte, non ho potuto fare a meno di stupirmi di fronte al susseguirsi dei loro cicli, da quando timide foglioline spuntano dalla terra, a quando i primi fiori cominciano a fare capolino e le radici mangerecce si ingrossano, e poi i frutti, qualunqui essi siano, e infine i semi.


Alcune sono solo ornamentali nonché bellissime, come i fiori selvatici e domestici che continuano a sbocciare nel prato e a distribuire i loro semi nel vento, papaveri, fiordalisi, bocche di leone, portulache che sogno di veder fiorire in una aiuola dai mille colori e ronzante di tenere api.
Altre, oltre che bellissime, sono anche utili, aromatiche, fruttifere, come la calendula e la senape e le varie piante da orto come i rapanelli, gli alchechengi, le zucche e le zucchine, i pomodori, e tutte, in un modo o nell’altro, compiono il loro ciclo di vita, morte e, a volte, di rinascita spontanea dopo l’inverno, adempiendo sempre al proprio compito di fecondare la terra e affondarvi con le proprie radici.
Così, dopo che ho sospirato di meraviglia di fronte ai fiori che in ogni pezzo di stagione sono sbocciati in massa, regalando alla terra tante sfumature quanti sono i colori del mondo, ho atteso la produzione dei semi degli stessi per appropriarmene e fare miei tutti quei colori, tutti insieme, nel mio giardino.

Ho lasciato anche fiorire alcuni rapanelli per raccoglierne i baccelli carichi di semi e non doverli comprare l’anno prossimo, ho ripulito dai filamenti e fatto seccare i semi di meloni e zucche mangiati durante l’anno, ho conservato alcuni borlotti nati quest’anno nell’orto, sempre per seminarli l’anno venturo, e ogni giorno, mentre le stagioni si rincorrono, scopro novità microscopiche in ogni angolo di giardino.
Insomma, quante cose mi ero persa prima, quando vivevo in città, e non sapevo neanche distinguere un oleandro da un ibisco, e ora invece, anche quando passo dalla mia Milano o davanti a un qualunque cespuglio fiorito lungo un viale o in un parco, non posso fare a meno di cercare i semi da rubare per portare a casa un pezzo di viaggio, di primavera, di ricordo.
E poi ora so cosa regalare a Natale a chiunque abbia anche solo un mignolino verde e un po’ di amore e rispetto per la terra. Sì.

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