Deliri primaverili, ovvero: 365 giorni per re-imparare le stagioni

Da dove comincio? Da dove comincio? Intanto una premessa: vivere in campagna, rispetto alla città è TUTTA un’altra cosa, e questo lo sappiamo.
MA al di là di quello che molti sognano quando pensano a fuggire dalla metropoli, ci sono migliaia di sfumature che si possono cogliere soltanto con un reale e concreto contatto con la natura viva e attiva, come il Lactobacillus Acidophilus (cit.).
E per reale e concreto intendo un ciclo intero di 365 giorni almeno, più un altro anno. Perché? Ora ve lo spiego.

Una che come me arriva dalla città, per esempio può non sapere che uscire di casa al crepuscolo con gli occhiali sul naso può rappresentare un pericolo perché un rapace potrebbe essere attratto dal riflesso delle lenti e scagliarsi sui bulbi oculari della sottoscritta.
Oppure potrebbe confondersi notando una bella pianta di cicuta e, credendola achillea millefoglie, farsi una bella tisana e ritrovarsi stecchita poche ore dopo.
Altri esempi? Quando si coltiva un orto, si deve considerare che è meglio tenere un piccolo semenzaio davanti alla finestra nei mesi che anticipano la calda primavera, con un singolo seme per ogni vaschetta, in modo da non dover violentare le piantine per separarle e interrarle una volta cresciute. Eh, noi che amiamo seminare come se spargessimo pizzichi di sale sulla pasta…

I pomodori vanno sostenuti con lunghe e solide bacchette di bambù perché non si pieghino sotto il peso degli agognati frutti.
Le insalate, se vanno in fiore perché ci siamo dimenticati di mangiarle, diventano coriacee e un po’ pelose. Blè.
Le zucche, quando fanno capolino dai grossi gambi delle piante (che possono invadere metri e metri quadri di spazio), non si devono assolutamente toccare perché si guastano immediatamente.
I legumi, come i ceci (!!!), i fagioli e i piselli stanno bene tutti insieme vicini-vicini e seminati direttamente nel campo, i piselli, se teneri, si possono mangiare anche crudi, i fagioli da crudi son velenosi e i ceci vanno prima seccati.
Verso la metà di maggio sbocciano i fiori di lino e i fiordalisi blu, mentre un paio di settimane dopo ci sono le campanule e i fiordalisi lilla. A metà giugno cresce un fiore cespuglioso e giallo, molto rigoglioso, che ama il pieno sole e che ho trasportato in un angolo del mio giardinetto.
Gli alchechengi in inverno resistono ma crescono lentamente, per esplodere col caldo secco della prima estate. Se semini la senape e il cumino, probabilmente avrai delle belle piantine, a meno che le temperature non cadano d’improvviso per una settimana.
Seminando insalatine variegate a più riprese, se ne avranno un po’ di teneri cespi per tutta la tarda primavera, e se si lascia fiorire un rapanello lasciato in terra, presto se ne potranno raccogliere i semi per l’anno dopo.
La calendula, pianta magica officinale e bellissima, cresce sempre e ovunque e caca piogge di semi a forma di vermetti invadendo ogni angolo possibile. Le fragole ci metteranno un anno a diventare veramente produttive, ma nel frattempo spandono stoloni a destra e manca.
I cavoli portoghesi vanno diradati: hanno creato uno splendido sottobosco dove prezzemolo, basilico e camomilla si godono il fresco dell’ombra, però sono troppo grandi e ne bastano pochi per produrre nuovi semi da diffondere anche in Italia! :-D

Che altro dire, sto impazzendo? No, anche se vedermi sbucciare una nespola e seccarne i semi per produrre nuove piante o collane può sembrare un po’ grottesco. Intanto aspetto che la lavanda fiorisca per raccoglierla e seccarla, osservo giorno per giorno i piccoli e grandi pomodori che presto potrò assaggiare, misuro lo zucchino che sta crescendo a vista d’occhio, taglio e friggo i fiori di zucca (sei per volta, al massimo) gustandoli uno per uno, anche quelli amarissimi, raccolgo le amarene per farle candite, spando grasse portulache, e tutto questo per dirvi che ora sto imparando, pian piano, come si comportano e come sono fatte le piante, quale posizione preferiscono, in quale stagione stanno meglio.

L’anno prossimo, a partire dall’autunno (e già risuonano in me le parole “pacciamatura, zappa, compostiera”), potrò usare tutti gli strumenti che ho acquisito finora e imparare giorno per giorno, stagione per stagione, a ritrovare il mio contatto con Madre Natura, i suoi odori, colori, mutamenti e i suoi splendidi frutti.
AMEN.

P.S. Su Instagram, varie foto del mio orto.

2 risposte a “Deliri primaverili, ovvero: 365 giorni per re-imparare le stagioni”

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