Cinque regole per fare un Orto Sinergico

Non è da molto tempo che ho imparato il termine “Orto Sinergico”: ero lì a mostrare a un amico il mio quadratino di terra con file ordinatine di cavoli e insalatine, quando lui mi ha suggerito di mischiare tutto per creare sinergia, potenziando così l’efficacia della coltivazione e favorendo la biodiversità.
E quanto mi piace dire che “favorisco la biodiversità”!

Così mi sono ritrovata con le mani nella terra a estrarre decine di piantine di insalata, cicoria, malva, costa e cavolo, per trapiantarle in posizioni diverse e mischiate, con sufficiente spazio intorno per crescere e perché io mi possa avvicinare a “controllare” le erbacce, e ora più che un orticello posso dire di avere un giardino: in un angolo l’alchechengio (che forse mi darà frutti alla prossima primavera), in un altro l’alloro, poi qualche spicchio d’aglio appena piantato, calendula che spunta in ogni dove e sparsi ovunque i miei piccoli timidi ortaggi.

Sì, perché un suolo eccessivamente lavorato, che accoglie sempre le stesse coltivazioni e viene concimato chimicamente, si impoverisce di tutti quei composti naturali che si creano grazie alle sostanze assorbite e rilasciate da diversi tipi di piante, grazie all’hummus creato dai microrganismi, e al naturale corso degli eventi climatici. Non è il mio caso, dato che questo terreno viene usato per la prima volta, ma l’idea di biodiversificare le mie coltivazioni mi stuzzica.

Ecco quindi cinque regoline per fare di un orto, un Orto Sinergico, che è molto più figo.

– lavorare la terra al minimo rendendola sufficientemente morbida per seminare o interrare
– creare dei bancali (rialzi di terra) per agevolare il camminamento e comporre delle vere e proprie aiuole
– non concimare, ma usare  foglie secche, cenere di legna e corteccia
– interrare piantine alla giusta distanza per la crescita di radici e foglie
– accostare le piante secondo la loro compatibilità (qui qualche consiglio)

Non è che finora, con questa rivelazione, io abbia imparato molto di più sulla coltivazione, anche perché, cocciuta come sempre, ho seminato a fine estate e quindi in ritardo, e ho l’illusione che i parassiti e il freddo tratteranno con riguardi le mie povere foglioline, e però questo inverno voglio studiare e prepararmi per quando, in primavera, potrò approfittare di sole e spazio per metter giù pomodori, piselli, fragole, fagioli e patate e molto altro, tutto in un tripudio di forme e colori disordinati ma artistici, come solo Madre Natura sa fare.

Non vedo l’ora!

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