Coltiva la terra, coltiva la tua felicità

Compiti per tutti: Racconta il tuo mistero preferito, un enigma che sia esasperante e al tempo stesso delizioso.

Per chi lo segue, non c’è bisogno di spiegazioni. Per chi invece ancora non lo conosce, e sono per tre quarti sicura che lo amerà all’istante, Rob Brezsny è un filosofo pazzo geniale ironico e pungente che ogni settimana pubblica sull’Internazionale i suoi oroscopi eccentrici e spesso “ficcanti”, come un mio ex capo adorava dire.

Oltre a poche righe che sembrano quasi sempre scritte proprio per chi le sta leggendo, ad aprire la pagina di cui tutti i giovedì in milioni aspettiamo l’aggiornamento, c’è un compito per tutti. E quello di un paio di settimane fa ha acceso nel mio cervellino la risposta immediata: è la Natura il vero mistero che mi esaspera e mi delizia al tempo stesso.

Esasperante è la sua tenacia al di là dei mali del mondo, la sua forza distruttiva e infestante laddove le mani degli umani non arrivano, la sua dolcezza rinvigorente per la terra e per l’aria quando la si rispetta.

Mistero delizioso per la pace che può trasmettere a chi se ne prende cura o, semplicemente, sa sentirla con tutti i sensi. Perché è capace di farti dimenticare di te stesso, di decentrare il continuo ribollire della mente e far nascere un amore fatto di radici e foglie, a metà fra le terra e il cielo, il concreto e l’etereo, il reale e il sognato.

Ne parla in un modo così limpido e dolce la scrittrice Pia Pera in Giardino & Orto Terapia – Coltivando la terra si coltiva anche la felicità, nelle cui parole mi sono ritrovata appieno durante la mia esperienza portoghese (ancora in corso), quando ho avuto a disposizione (diciamo pure che me ne sono impossessata) un quadratino di terra dove sperimentare il mio pollice verde che vive più di fortune che di reali esperienze.

Le sue parole descrivono perfettamente le stesse emozioni e i sentimenti che provo ogni volta che un germoglio rompe il guscio del seme e si eleva verso il sole e poi apre le sue prime manine verdi al cielo con coraggio, quasi come una preghiera, ogni volta che osservo il rinvigorire delle foglie quando dopo una giornata di sole torrido ricevono il sollievo di una bella innaffiata, quando annuso un fiore che fino al giorno prima sembrava voler scoppiare, ancora chiuso alle visite delle api e del vento, e che ora ha disteso i suoi grassi petali in un tripudio di trasparenze colorate.

Cosa c’è di più dolce, io mi chiedo, del mio incamminarmi verso l’orticello con l’innaffiatoio pieno, quando il sole è appena sorto o sta calando, e la luce taglia di traverso gli arbusti che circondano il mio ordinato quadratino di terra spogliata e reinseminata regalandomi trasparenze stupende, e dopo aver versato l’acqua e strappato le piccole erbacce mi siedo in terra e, semplicemente, sto?

[…] le piante tacciono. Possiamo andarle a trovare sicuri che non ci aggrediranno. Silenziose, col loro buon esempio ci predispongono all’ascolto.
Ascolto di noi stessi, dei suoni della natura, dei moti del cuore.
Che strano: sostare tra di loro, lontano dalla compagnia dei nostri simili, è come trovare riunite due diverse dolcezze: la solitudine e la compagnia. […] Questo spazio capace di trasmettere un senso di protezione si presenta come il luogo ideale dove lasciare rimarginare non importa quale ferita.

Spiazzante.

Che altro dire? Al di là del fatto che l’orto e le piante possano piacervi o meno, o del fatto che abbiate lo spazio adatto per cimentarviCISI oppure no, posso almeno consigliarvi la lettura di questo piccolo gioiello che ho semplicemente adorato, dalla prima all’ultima parola? Sì, posso.

Il nostro cuore ha bisogno di venire lavorato non meno del nostro giardino, perché anche lì possono crescere tante malerbe.

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