Come ti riciclo il tetrapak: la tenda scacciamosche

Chi beve latte e succhi di frutta, sa quanto sia ancora sommaria l’informazione sul riciclo del tetrapak. Ci sono aziende che si occupano del suo riuso in modo utile creativo, producendo fazzoletti, panno carta, carta igienica, articoli di cancelleria, ma anche artisti e associazioni che danno libero sfogo alla fantasia.

Purtroppo però non in tutti i paesi d’Europa e soprattutto quelli con una debole identità ecologica, ne è del tutto chiaro o diffuso il concetto di riciclo: è di plastica o di metallo? a seconda della città viene gettato in bidoni differenti? e dei tappi che si fa? va lavato e schiacciato e separato? e se questo non viene fatto dai cittadini, viene ugualmente riciclato?

In un vecchio post avevo sperimentato la creazione di un piccolo portamonete grazie a un tutorial che avevo trovato in rete. In realtà il tetrapak può essere riciclato in molti altri modi creativi, anche se per colorarlo, e lo dico per esperienza diretta, consiglio di usare spray o smalti (purtroppo tossici), che non colla vinavil e colori acrilici, ché non aderiscono per niente e si spellano via in un attimo.
Ecco quindi che, quasi sommersa da questi cartoni poiché in zona non ho trovato dei fornitori di latte alla spina, ho deciso di usare questo bel materiale resistente e impermeabile per farne la tenda scacciamosche di una porta di casa, quella della cucina.
Un lavoro un po’ lungo ma per me tanto soddisfacente. Estremamente versatile e bello da vedere, sì, l’ho detto.

Eccomi alle prese con il primo filo.


Farlo non è difficile, basta accumulare un po’ di confezioni di tetrapak, possibilmente tutte uguali (si può chiedere anche ai vicini di tenerle da parte), lavarle-asciugarle e spruzzarle con i colori scelti, poi ritagliarle nelle forme desiderate, infilare le forme e annodare con un resistente filo di cotone e aghi da lana, e terminare con una perlina tintinnante.
Io ho scelto lilla e fucsia, usato un filo rosa che sfuma nel viola, due aghi e perline di plastica rosa da appendere in fondo. Molto femminile, ma anche piuttosto ordinatino, non troppo caotico, mi piace.

La cosa bella è che si può andare avanti anche per anni ad aggiungere fili, variando i colori e le forme, e magari l’amico di passaggio potrebbe aver voglia di farne uno a sua volta, secondo la sua fantasia, per lasciare come una “firma nel libro degli ospiti” a comporre un patchwork di momenti significativi.
Mi viene in mente il muro della casa di Giulietta a Verona pieno delle sigle degli innamorati ma anche delle cause perse, con tutti i colori possibili di pennarelli a caricare di romantiche energie una casa simbolo dell’amore.

Una tenda interamente creata da amici (o da una persona sola in preda a delirio color-creativo, in questo caso io medesima), potrebbe risultare così: estremamente colorata, fatta con materiali di recupero (tappi, pezzetti di carta e cartoncini delle etichette, perline solitarie e pezzi di vetro colorati) e con pendenti di das che sembrano gioielli. Che ne dite? Io lo trovo estremamente suggestivo e rilassante, soprattutto mi sono divertita a farlo!

;-)

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