La mia intervista a Paola Maugeri

Come alcuni sanno, da circa un anno collaboro con il sito avoicomunicare, nel quale scrivo post relativi all’ambiente e pubblico video interviste a persone che sono state in grado, una per una, di marchiare a fuoco la mia vita, chi più chi meno, in particolare per quanto riguarda il rapporto con i miei valori, il mio lavoro, gli animali, il mio corpo e il mondo attorno.

L’ultima della serie è stata un’intervista a Paola Maugeri, con cui ho avuto modo di condividere riflessioni e pensieri, e di cui condivido ogni singola parola. Qui il video.

Si è parlato di sobrietà, di felicità e stereotipi, di provocazioni e soddisfazioni, di umanità e di singletudine, e poi questa cosa che Paola ha sottolineato più volte, “Smettiamola di puntare il dito!”.
Quanta fatica si fa a cercare il difetto, il punto debole, la crepa negli altri, piuttosto che cercare di aggiustare i propri?

A parte la favola africana del colibrì che ha fatto venire la pelle d’oca anche a me, il fatto di cercare di vivere la propria vita al meglio, amando le proprie coerenze e contraddizioni, le proprie mancanze e i punti saldi su cui poggiare i giorni, è un concetto che pochi comprendono veramente, e io stessa mi sento di non aver compreso ancora il senso di una vita che possa sentire “giusta per me”.

La strada è ancora lunga e tortuosa, e tutta la violenza e l’ignoranza che pervadono me per prima, sono istinti legati alla sopravvivenza che prescindono dalla capacità di amare. Io sono un essere violento ed egoista e ingiusto, e quello che posso fare per acquietare il mio cuore è calare le difese, accettare il dolore come una condizione obbligatoria ma che fa sentire estremamente vivi, e cercare di vedere e sentire la bellezza delle piccole microscopiche cose che costellano la vita, rendendola più dolce, più sostenibile.

E adesso mi leggo il suo libro La mia vita a impatto zero.

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