Restare senza corrente

13 luglio 1977New York e la contea di Westchester rimangono senza corrente e imperversano vandalismi e saccheggi. È curioso notare che 9 mesi dopo quel black-out ci fu un significativo aumento delle nascite.
Fonte: Wikipedia

Immaginate di restare senza corrente, ma non per pochi minuti. Per giorni e giorni.
Poco a poco i cellulari si spegnerebbero, e così i computer. Niente televisione, niente musica e niente lavatrice.
Niente radio o luce, a meno che non si possieda un alimentatore a energia solare, niente tram, treno, metropolitana. Niente internet, niente citofoni e cordless, niente rasoi elettrici o asciugacapelli.

Ma non voglio dilungarmi su quante cose facciamo grazie alla corrente, bensì voglio chiedermi: sarei in grado di sopravvivere senza la corrente? Affrontare il freddo d’inverno e il caldo in estate, stare senza connessione né cellulare, rinunciare ai miei cd e mp3, al minimiper e all’aspirapolvere, alle fotografie digitali, al frigorifero, al ferro da stiro, al ghiaccio, al forno a microonde.

Certo, recupererei il mio ciclo circadiano per dormire quando fa buio e svegliarmi all’alba, secondo le stagioni, come le galline.
Potrei suonare io la mia musica e leggere a lume di candela. Abituare i miei occhi al buio e smettere di averne paura. Scattare foto su pellicola o ritrarre a matita le cose che vedo. Riprendere in mano la scrittura e i mezzi di comunicazione analogici, i verba che volant o manent, e dite che sarebbe un passo indietro?

Sarebbe forse un regresso rispolverare i sensi e regalare loro cibi e bevande a temperatura ambiente e non freddi di frigo, il profumo della polvere che si accumula, il freddo dei capelli bagnati sul coppino?
E poi riabituare il corpo alle stagioni, a sentire il freddo quando fa freddo e viceversa, farsi crescere peli, capelli e barba (oppure usare un pericolosissimo rasoio monolama d’acciaio del nonno) per adattarsi alle temperature.
Si vestirebbe con pochi, curatissimi abiti, lavati sempre a mano e perciò sporcati il meno possibile, con gli strappi rammendati, le toppe, le cuciture per stringerli o allargarli.

E chissà quante altre cose cambierebbero nella nostra vita, anche se per poche ore. Per non parlare di come sarebbe restare senz’acqua.

Così stasera giro per casa con una candela, anche se sto scrivendo questo post al computer. Sto così, a lume di candela, per pensarci su.

23 risposte a “Restare senza corrente”

  1. Di recente ci ho pensato tanto.
    Dopo il problema di Fukushima, ovviamente il Giappone rischiava la crisi energetica.
    Sono (e direi siamo) riusciti ad ovviarla grazie al “Setsuden”, parola divenuta arcinota oggigiorno e significa risparmio energetico (necessita’ che perdurera’ alcuni anni credo, ma senza mia grande disperazione, a dire il vero).
    Magari un giorno faccio un post su come si sono ingegnati i nipponici per risparmiare elettricita’.
    Giusto per farti capire la nostra elettricita’-dipendenza: lo scarico del water di casa mia ed addirittura la tavoletta sono attaccati alla corrente elettrica!

    1. Usti! Sarei proprio curiosa di leggere il tuo post, eh!
      E comunque le tavolette elettriche ora le abbiamo anche qui nei bagni pubblici, con lo scarico automatico, e l’acqua del rubinetto con la spia, e le porte scorrevoli, sì però che casino se saltasse tutto! :-)

      1. La mia tavoletta ha bidet “per lui” e “per lei” con gettito regolabile, ventola anti puzza, riscaldamento glutei (ottimo per le visite notturne invernali alla toilet), scarico grande e piccolo ed altri pulsanti che non ho capito.
        …beh ti diro’ che molti degli stranieri che vengono a vivere qui se ne innamorano.
        Peccato per la corrente (anche se, tranne per il riscaldamento, non mangia molta corrente). Ma del resto, quando non lo usi puoi sempre staccare la spina ed il consumo e’ zero.

        1. Io lo trovo davvero assurdo. :-D Tra l’altro ogni mattina passo davanti a un negozio che ha disegnato sulla vetrina un prototipo di water innovativissimo. Scatterò una foto per il mio album delle assurdità tecnologiche.

  2. quando era bambina, mia nonna non aveva la corrente. niente luce, il frigorifero e la televisione dovevano ancora arrivare in tutte le case e i panni si lavavano al fiume. i computer non erano nemmeno un’idea. non avevano il riscaldamento, c’era il camino. a casa di una mia zia sopra il camino passano ancora i tubi dell’acqua da riscaldare per il bagno. era meglio? era peggio? non so, ma mia nonna quando ha saputo che avevo spento il frigorifero c’è rimasta male.

    1. Male, addirittura?
      Io penso che tutto sarebbe meglio di allora se non abusassimo delle risorse che abbiamo. L’unico problema, per me, è proprio quello: l’abuso e l’uso sconsiderato di cose che, se un domani scomparissero, ci metterebbero tutti in crisi.
      Abbiamo sempre confuso lo strumento con il contenuto, il significato per il significante, l’in e l’out.
      Ok, smetto.

      1. “l’abuso e l’uso sconsiderato di cose che, se un domani scomparissero, ci metterebbero tutti in crisi.” l’uomo si adatta, pensa alle guerre (mi viene in mente l’esempio della guerra perché ho appena finito “venuto al mondo”). se queste cose scomparissero, ci adatteremmo, come altri uomini prima di noi hanno fatto. ci mancherebbero, di sicuro ci mancherebbero, ma non moriremmo, almeno non tutti.
        “tutto sarebbe meglio di allora se non abusassimo delle risorse che abbiamo”. ma chi fissa il limite tra l’uso e l’abuso?

  3. Crescere in una baita di montagna (almeno per qualche settimana estiva ma dai 2 anni ai 24 anni) fa provare tante di queste cose. Chissà perché tutta quella scomodità e quella povertà di praticità mi mancano così fortemente e spessissimo parlo di quel genere di vita.
    La luce serale ci veniva offerta da bombole a gas portate in spalla dal paese alla baita per circa 1 ora e mezza di percorso montano, puoi immaginare com’eravano parsimoniosi nell’utilizzo!! L’acqua la si raccoglieva alla cascata in secchi caricati su di una cariola, e con essa si riempiva la cisterna della baita. Con questo carico si percorreva il percorso in circa 20 minuti, quindi la si doveva utilizzare con consienza.
    Capelli e doccia venivano fatti solo nei giorni dove il sole era cocente, altrimenti l’acqua risultava troppo gelida ed i capelli non asciugavano più, e con una canna agganciata al rubinetto o direttamente alla cascata. In altri momenti si scaldava l’acqua sulla stufa e la si mettevra in grandi secchi e li si compivano tutte le nostre abluzioni giornaliere.
    La stufa di legna ed il camino ci scaldavano e ci davano la possibilità di mangiare.
    Tutto, nonostante tutto, anche per noi bambini era splendido!!!
    Con l’arrivo dei pannelli solari anche lassù ora non è più la stessa cosa…
    un Sorriso…

  4. Single…
    ;p

    Tascabile? L’uomo non si adatta più è per questo
    che fa i water riscaldati..tornatene che abbiamo inventato i bidè

    Vita impatto “L’unico problema, per me, è proprio quello: l’abuso e l’uso sconsiderato di cose che, se un domani scomparissero, ci metterebbero tutti in crisi.” Allora il primo problema è la dipendenza, il non poter fare a meno di, che è diverso dallo spreco e l’abuso che sono figli della pura ignoranza e prepotenza.
    Non toglierei a mia nonna di 90 anni nemmeno un elettrodomestico perchè so che non spreca nulla di nulla! Perchè non lo fa? forse perchè ha fatto due guerre quattro figli e chissà quante toppe..o forse è Einstein..

  5. Ho una gamba ingessata e questo mi ha portato da te dopo svariati viaggi casuali di link in link, per fortuna che in questi giorni ho il condizionatore :)
    Si lo so consuma, peró devo dire, avendolo giá da una decina d’anni, che cerco di utilizzarlo il meno possibile, in genere un paio di settimane all’anno e quasi sempre solo durante le notti piú calde (per il caldo dormirei anche, é aggiungere il rumore della strada qui sotto che per me é troppo).
    Senza avere una mentalitá ecologista avanzata come la vostra una riflessione mi é venuta spesso, mi viene da assimilare (con le dovute proporzioni, ma il nostro cervello lavora in un certo modo) la dipendenza che gli oggetti creano a quella degli stupefacenti; stessa cosa anche per i farmaci, e non dico i salvavita. Conosco gente che anche solo a un accenno di mal di testa, via…

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