La saga dell’orto continua: un istinto nuovo

Per ora, più che tritare quattro foglioline per volta di prezzemolo o staccarne qualcuna dal basilico per l’insalata, non ho fatto, ma giorno per giorno osservo le mie piantine crescere, farsi spazio, allargarsi, quasi soffocare nei loro ditali di terra o nei vasi ormai troppo piccoli. Persino il ciclamino, che aveva perso tutte le foglie, sta dando alla luce una strana creatura dentata da cui spuntano nuove tenere foglioline che si aprono in direzione del sole come il palmo di una mano. Inquietante.

Come, del resto, mi impressiona come il primissimo embrione di piantina che emerge dalla terra abbia appiccicato sopra il guscio del seme aperto, come un cappellino, o come un uovo spaccato. Ecco, un seme è come un uovo. Racchiude la vita in potenza, è una creatura in divenire.

Se un giorno dalla terra spuntasse un pulcino con la pelle trasparente e gli occhi chiusi, neri e tondi, con in testa una capocchietta, non esiterei a innaffiarlo. Come per alcune piantine troppo delicate ho l’istinto a covarle.

Sto impazzendo? No, solo faccio saltelli con la fantasia.
Questa mattina, mentre travasavo piantine e pianticelle più o meno vive o tramortite, mi sono accorta di non aver pensato a niente di negativo, e di non aver mai guardato l’orologio.

Così ecco che ho sentito che le piantine erano come mie figlie, che non importa se cresceranno storpie o non mi daranno frutti, a me importerà guardarle crescere bene e prendermene cura. Magari, un giorno dovranno essere interrate in un orto vero, e quello sarà il momento in cui saranno adulte e potranno vivere con le loro proprie radici.

AHAHAHA ma che sto dicendo?
Lasciate stare, è solo un po’ di emozione. Ma poi passa. E meno male che poi ritorna.

Comunque: dal lato pratico, ho finalmente sfruttato i millemila barattoli di plastica con rispettivi coperchi a fare da sottovaso, che in questi mesi ho raccolto senza sapere bene perché. Così sul mio balcone e davanzale troverete piantine che crescono in vecchi contenitori take away per la zuppa di miso, o in vaschette dell’insalata russa, vasetti di dessert, e anche barattoli di latta, tutti rigorosamente bucati sul fondo.
E non ho speso una lira! Le carotine intanto continuano a fare foglioline, chissà se prima o poi qualcuna potrò mangiarla. Il prezzemolo è quasi morto mentre il girasole implora un vaso più grande. Quando lo troverò, provvederò.

Adesso però mi lavo le unghie sporche di terra ed esco: vado alla VeggiePride!

Una risposta a “La saga dell’orto continua: un istinto nuovo”

  1. Le stesse cose che penso io. Fantastico. Il mio piccolo zucchino tremolino con le fogliette rotte dalla grandine e dal sole che cerca con tutte le sue forze di stare ritto e produrre altre foglie e fiori, mi fa tanto tenerezza.
    Sono una madre dell’orto realizzata.

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