Non c’è niente da ridere


Attenzione: questo è un post lunghissimo, una lettera a me stessa, un piccolo delirio interiore. Ho divagato un casino e tuttavia non ho detto che una minima parte dei miei pensieri. Siete liberi di ignorare questo post, di piangere un po’ con me, di ribattere. Solo, non sputatemi se la sua lettura sarà troppo pallosa. ;-)

Sono in piedi in macelleria e aspetto il mio turno.

Fuori c’è un tiepido sole, mentre davanti a me una donna in bilico su tacchi altissimi ordina un mix di salumi, qualche fettina di tacchino, un bel tocco tremolante di fegato di vitello e, ma sì, anche un po’ d’agnello. Già, tra poco è Pasqua.
Alzo gli occhi e vedo la foto di un vitello che beve il latte dalla sua mamma, legato per una caviglia, sotto una tettoia all’aperto.
Mi viene il magone, perché sono in fila per comprare della carne per i miei gatti. Un po’ di trito – Che animale è? Vitello, ti sto facendo uno sconto che è praticamente un regalo – e un petto di pollo.
Guardo le mani del macellaio, sono sporche e rovinate, i suoi coltellacci spezzano ossa, decapitano conigli, sventrano volatili. Uno strofinaccio intriso di sangue sta lì per pulire il tagliere dai residui che vi si accumulano sopra.
Ma i gatti non dovrebbero mangiare topi e uccellini?
Per salvare due gatti dal gattile, sto alimentando il mercato lurido della carne. Sì, ho detto lurido.
Torno a casa, maneggio quel petto di pollo rosa, freddo e molliccio, stacco pezzettini di osso, lo affetto con una faccia tremenda. Se potessi dare solo verdure, ai miei gatti, ah! che gioia sarebbe.
Ma passo oltre. Devo farlo per forza.

Sono seduta in metropolitana e sto sfogliando il libro Cento domande sul cibo, che recita così: in Italia consumiamo circa 100 chili di carne a testa l’anno. Ci finiscono tra le mandibole circa 500 milioni di polli, 4 milioni di bovini, 13 milioni di suini. Le emissioni di gas serra che innescano i cambiamenti climatici generate dagli allevamenti battono quelle dell’intero parco auto del pianeta. Per produrre un chilo di carne bovina si consumano 15 mila litri di acqua e cereali per dieci volte il peso dell’intero animale; cereali che potrebbero sfamare molte più persone. […] Un chilo di manzo genera 36,4 chilogrammi di CO2, l’equivalente delle emissioni di un’auto che fa 250 km. […] La produzione di carne consuma il 70% delle terre agricole, il 30% della superficie terrestre.

Per sfamare, ovviamente, solo una piccola porzione di popolazione.

Alzo gli occhi dal mio libro e guardo in faccia le persone che viaggiano con me: gente al cellulare, donne con borse sfarzose, un bambino che abbraccia la confezione gigante di un giocattolo nuovo.

Le immagino sedute a tavola mentre sbranano bistecche o costine di maiale, o davanti alla televisione a lasciarsi sopraffare dalla pubblicità e dall’orrore. Orrore di tutti i tipi, in particolare l’orrore generato dalla violenza. Nei documentari ci addoloriamo per l’antilope cacciata dal leone, per i bambini in africa ricoperti di mosche che mangiano con le mani del misero riso bianco da una ciotola. Ci incazziamo per la ragazzina di turno rapita, seviziata e uccisa, lamentiamo il nostro governo così intriso di volgarità e incompetenza. E poi?

Poi penso che quasi nessuno dei carnivori che conosco ha mai fatto un giro in un mattatoio. Non dico che sarebbero diventati tutti vegetariani, ma se nessuno di loro ha mai visto un animale morire, allora è improbabile che abbiano toccato e annusato una spiaggia inzaccherata di petrolio, o visto sparare a un elefante per segargli via le zanne, o ancora un malato terminale che muore nel suo letto d’ospedale, o una madre che urla per riavere la vita del figlio in cambio della sua.
Sto parlando della sofferenza, in pratica. Quella che in un modo o nell’altro intride il pianeta, e dalla quale possiamo allontanarci.

Arrivo a casa, e ripenso alla giornata e a tutti gli sgarbi che ho fatto alla Terra. Ho fatto colazione al bar, ho preso un gelato al cioccolato, ho accettato un passaggio in macchina e mille altre minuscole cose, non troppo gravi. Per il resto, tutto sommato oggi sono stata bravina: ho spento, come d’abitudine, il computer durante la pausa pranzo, ho discusso su FriendFeed con alcune mamme riguardo l’uso dei pannolini lavabili fin dalla nascita, ho riso delle mie scarpe con la suola lisa (che non saprò come aggiustare né dove gettare quando mi lasceranno a piedi), ho mangiato la mia schiscetta con Violenza di legumi, ho chiacchierato del viaggio mancato in Israele (niente aerei per un anno), e ora sono seduta davanti a questo computer bevendo vino sfuso, mentre i mici masticano senza troppo entusiasmo la loro carnina, e la pentola a pressione cuoce un riso con le fave che bramo da circa un’ora.

Ma oggi mi domando, per la prima volta, se tutto questo abbia un senso. Intendo vivere a impatto 1. Quanto può contare una goccia nel mare, quando ogni giorno l’orrore insanguina le nostre tavole, le auto impestano l’aria, i pescatori sfasciano i fondali marini, le fabbriche intossicano le acque e le persone si uccidono fra loro? Quando c’è chi lascia le luci accese e chiude male i rubinetti, pensa di risparmiare comprando cibo di bassa qualità e pieno di veleni, scegli l’usa e getta per non sporcarsi le mani?

Cosa può contare una piccola blogger single e senza preoccupazioni che si diverte a raccontare la sua piccola vita ecologica su misura, in un mondo in cui spendiamo più per beni superflui che per il cibo, ce la meniamo se i prodotti biologici sono cari e se non mangiamo carne rossa sveniamo?
Ma anche: su quante persone si può realmente applicare questo mio stile di vita, quando le preoccupazioni più grandi sono mantenersi il lavoro per nutrire i figli e dar loro un tetto, guarire da cancri e malattie croniche, possedere un’auto per non fare tardi in ufficio o in fabbrica?
O, alla peggio, arrivare vivi a fine giornata.
Lo stile di vita che io propongo è sì un ottimo modo per risparmiare, prima di tutto, e quindi avere denaro sufficiente per medicine, cibo e acqua, affitto e bollette, debiti vari. È, poi, un modo per ritrovare il contatto con la natura e con le cose semplici della vita, ma di fronte all’idea di cambiare noi stessi è come se avessimo paura. Come se la tendenza generale di fronte a un problema ambientale come quello in cui ci ritroviamo (che è strettamente legato alla qualità della vita), fosse solo di abbassare la testa dicendo “lo so, lo so”, ma senza cercare la volontà di cambiare le cose. Come se fosse inutile, come se non avessimo il potere di farlo davvero.

Sarà vero?
In realtà non ci sentiamo in dovere di fare nulla. Niente ci tocca realmente nel profondo.
Di cosa abbiamo paura? I nostri nonni hanno conosciuto la vera fame nera, e le donne, mentre gli uomini erano in guerra a farsi ammazzare, si sono rimboccate le maniche e hanno mantenuto in piedi l’intero paese. Oggi la maggior parte di noi non saprebbe come cavarsela. Serve davvero una catastrofe come la guerra o uno tsunami per dover rimettere in discussione valori e priorità?
Oggi piango per questa indifferenza, da cui non mi sento affatto esente. Ma la coerenza è dura, lo ammetto, eppure è una scelta così sana!

Sono a casa dei miei genitori, e tre loro amici hanno pescato due boccaloni nel laghetto lì vicino. Questi pesci lunghi 40cm e con la bocca più grande e profonda che abbia mai visto, stanno in una bacinella senz’acqua a morire soffocati. Ogni tanto un tremito gli scuote la coda, ma tra poco finiranno sulla griglia e tutto sarà finito. È una vista che non posso sopportare. Mi allontano, per non vedere, imprecando.

Non mi basterebbe una vita per aggiustare tutte le cose sbagliate che faccio, a partire dal volgere lo sguardo alla vista di un pesce che muore, e a trasmettere quelle giuste a quante più persone aperte di mente possibile, cose che non solo sono legate alla salute del pianeta, ma anche alla nostra e dei nostri cari. Non mi basterebbe una vita per raccogliere, spezzandomi la schiena, tutti i rifiuti gettati in terra o fuori dai finestrini da chi non pensa, e non si chiede quale sarà la loro strada una volta lanciati lontano.
Non basterebbe nemmeno per conoscere tutte le persone che invece, come me, pensano che sia giusto cambiare la propria vita per ragioni positive e costruttive, senza pensare soltanto a se stessi, ma anche agli altri e al domani.

Questa sera perciò piango un po’ mentre mi imbrillo di vino, per questo senso di impotenza che a volte mi prende, e che mi fa credere che non ci siano molte speranze per tutti noi che stiamo distruggendo noi stessi senza accorgercene.

Fortunatamente però non tutto fa schifo. Migliaia, milioni di persone agiscono ogni giorno per migliorare la vita propria e degli altri, persone di cuore, coerenti, combattive.
GreenPeace, Save the children, WWF, LAV, Emergency, ed è in questa grande capacità di unione di intenti, ma anche nella forza del singolo, che trovo la volontà per andare avanti, aprire la mia mente e vivere meglio, ché dico, forse non diventerò la persona più virtuosa del pianeta (per quell’aggettivo ci sono ben altri personaggi), ma sicuramente conoscerò e imparerò più che in tutta la mia vita, da persone e realtà che non credevo esistessero, e mi impegnerò sempre nel mio piccolo per un mondo migliore, che è più facile e divertente da ottenere, che un mondo peggiore di quanto già non sia.

26 risposte a “Non c’è niente da ridere”

  1. i tuoi dubbi sono più che giustificati…cambiare il mondo forse è impossibile..ma fidati che nel tuo piccolo stai facendo proprio un buon lavoro… è da poco che seguo il tuo blog ma inconsciamente il tuo modo di pensare mi sta contagiando sempre di più.. e scommetto non solo me;)

  2. Tu hai deciso di provare a cambiare le cose. Qualche tempo fa nemmeno ci pensavi e all’improvviso eccoti qui a reimparare daccapo come vivere bene. La società malata vuole farti credere che è tutto vano, vantando i numeri di una maggioranza insensibile che sembra schiacciare i nostri tentativi. Ti faccio solo un esempio: ci sono 7 milioni di vegetariani in Italia ( di cui il 10% vegani)… battiamo alla grande il numero degli ascoltatori del grande fratello, 5-6 milioni circa che sembrano essere dappertutto! ^_^
    Certo da sola non puoi rimediare a tutti gli errori fatti e perpetuati dall’uomo ma è importante che tu faccia del tuo meglio. L’importante e fare del nostro meglio. Rispetta i tuoi limiti, ringrazia le possibilità che hai di fare del bene e non farti catturare dalla sindrome del “Supereroe” e del “tutto e subito/o niente” che è solo l’ennesimo inganno per farci sprecare energie e risorse colpevolizzandoci e per bloccarci nelle paure.
    E poi è un atto di amore e di rispetto anche accettare i tempi degli altri che ancora sembrano essere insensibili al cambiamento. Io fino a due mesi fa, mangiavo carne e sbuffavo quando dovevo fare la raccolta differenziata. Ora sono vegana e rompo le scatole in modo ossessivo per tutto ciò che rovina l’ambiente, uccide animali e non è etico-equo-solidale, ecc.
    Dunque forza e coraggio! Sii come un coltivatore, semina con il tuo esempio e aspetta con fiducia.
    Madre Natura è sofferente ma è davvero molto forte. La Natura e la vita hanno vinto su tanti cambiamenti e catastrofi. Quelli che rischiano davvero, siamo solo noi umani e piano piano troveremo la forza di salvarci.

  3. fare del nostro meglio è si,una goccia nel mare,ma non scoraggiarti.non sei la sola gocciolina!
    di errori ne faccio tanti anche io,cerco di cambiare,cerco di far male il meno possibile.
    a volte si ricade in tentazione e poi si si torna sulla retta via!

    per i tuoi mici c’è una soluzione:
    zooplus.it/shop/gatti
    loro hanno mangime per gatti & c vegetariani,appositamente studiati per loro.ci sono anche altre ditte,questa è solo per dirti che se vuoi migliorare qualcosa nella tua vita,o seguire un percorso completo,si può!
    preferisco essere una goccia che niente addirittura!
    ciao

  4. Ciao. Ho conosciuto da poco il tuo blog (via mamma quasi green) ed i dubbi che espliciti in questo post sono esattamente i miei da anni. Sono diventata vegetariana da 3 anni circa, cerco di alimentare mia figlia nel modo, secondo me, più corretto proponendole merende sane anche a scuola; ma c’è chi dà ai propri figli nello zainetto un sacchetto di patatine fritte. Nel mio Comune viene fatta la raccolta della carta porta a porta 1 giorno alla settimana ben preciso; ma c’è chi mette il sacchetto azzurro accanto al bidone dell’indifferenziata TUTTI i giorni, carta che poi finirà all’inceneritore. Ci sono campane per la raccolta del vetro quasi ovunque, basta fare due passi accanto a casa; ma c’è il personale addetto alle pulizie di un baretto che scarica sacchi alti come un bambino pieni di bottiglie nell’indifferenziata. Ho un bidone per il compostaggio in un angolo in terrazza, nascosto tra le fronde: le persone alle quali lo racconto mi guardano con aria di compatimento.
    Anche io ho SEMPRE la sensazione di combattere contro i mulini a vento e di non giungere mai a nessun risultato. Che senso hanno tutte queste PICCOLE azioni? Ma, continuo a farlo. Perchè? Forse per mettere a posto la mia coscienza, non so.
    Ha ragione Alberica: cambiare il mondo forse è impossibile. E una goccia nel mare NON E’ sufficiente.

  5. Racimolare.
    Semi di cambiamento, di consapevolezza.
    E piantarli bene dentro e intorno a noi.
    Ecco ciò che possiamo fare. E sperare di “contagiare” quante più persone possibile. Tu stai già facendo qualcosa di straordinario…stai anche insegnando tante cose a questa donna, vegetariana da 14 anni e vegana da 3, gasista convinta ma critica, futuro medico che non si fida dei farmaci testati sugli animali, che sa che l’alimentazione è una cura. Mi stai insegnando ad essere meno pavida nel cambiare. Lo fai con un sorriso, anche quando è difficile, come in questa sera. Grazie, semplicemente.
    P.S: i gatti che mi ospitano in casa loro sono vegani. Quando andremo ad abitare tutti nella loro cascina, in campagna, allora provvederanno da sé alla propria alimentazione carnivora e tutto tornerà come è giusto che sia. Hai la mia mail…scrivimi in proposito se ti va.

  6. Ciao!! anche io nel mio piccolo, nella mia vita di tutti giorni cerco di fare qualcosa, sono davvero goccioline nell’oceano…e questo senso di impotenza per risolvere veramente le cose si insinua tra i miei pensieri! poi realizzo che se mai si inizia, mai arriveremo ad ottenere qualche risultato!
    Anche io è da poco che seguo questo blog….e l’ho scoperto proprio cercando nuove soluzioni, anche da potermi inventare ed applicare alla vita di tutti i giorni! Non siamo così pochi che stanno provando a fare qualcosa partendo dal loro quotidiano…è importante condividere, e come scrive Alberica…ci si contagia! :)

  7. Beh lo sfogo ci sta tutto, ogni tanto. Però letti questi commenti, dovresti sentirti ancora più motivata e orgogliosa. Non tutti riusciamo a fare qualcosa di più sostenibile tutti i giorni, a essere coerenti con i principi, a predicare bene e razzolare altrettanto bene.
    Tu invece stai facendo tante cose ogni giorno e le stai raccontando qui e altrove. E ognuno di noi che ti segue prende piccoli grandi esempi.
    Avanti tutta, Kika!

  8. Io credo che il passaggio fondamentale per una vera presa di coscenza sia liberarsi dal senso di colpa.
    Siamo affogati dai sensi di colpa, di ogni tipo: per essere occidentali ricchi, per essere abitanti dei paesi colonizzatori e sfruttatori, per come lo stato si comporta con i migranti, per il nostro impatto ambientale, per non riuscire a convincere abbastanza persone a intraprendere la “retta via”, per essere nati nella generazione dei fannulloni, per l’inquinamento, la deforestazione, il massacro delle balene delle isole faroe, per aver accettato una scatola di cioccolato non bioequoetc a natale, santo cielo, mi sono addirittura sentita in colpa per il solo fatto di essere un essere umano!
    Non ci siamo, come possiamo fare del nosto meglio, e ci vuole tanta positività e ottimismo per farlo, con un simile fardello sulla coscenza?
    Ho conusciuto troppi vegan che si sono trasformati dei peggiori bigotti arrabbiti con il mondo che io conosca, troppi ecologisti incattiviti.
    Il senso di colpa è inutile, ignorante e puzza anche un po’.

    Credo che la miglior cura per i tuoi dubbi e la tue paure sia proprio quella che già hai scoperto: far parte di questa grande rete.
    Quella di persone che in mille modi diversi fanno del loro meglio, tutti i giorni, dappertutto.
    Da fuori sembrano apunto goccioline, ma vista da dentro sappiamo essere ENORME e capillare.
    Ce la faremo? chissà, per il momento si tiene duro.
    Ho approfittato per fare piccolo sfogo anche io, perchè ti capisco.
    Ciao

  9. Sai, a volte anche io ho questi pensieri… ma poi leggo quello che scrivi e penso “allora c’è qulcuno che riflette su queste cose, che si pone delle domande quando vede gli altri addentare una bistecca…”.
    Il semplice fatto di leggere in rete altri pensieri simili ai miei mi rinfranca, è vero che uno da solo non può fare molto, ma l’essere di esempio di sicuro aiuta, anche come supporto morale a chi già la pensa così e che a volte si lascia un po’ demoralizzare per quello che vede intorno.
    Stai facendo davvero un ottimo lavoro e so quanto questo sia difficile (oggi, in questo contesto, mille volte di più che in una società come poteva essere quella dei nostri nonni – sia per quanto riguarda i bisogni reali, che quelli non necessari, ma che in realtà ci fanno sentire più “accettati” e non sempre i soliti pesci fuor d’acqua).
    Perciò, avanti tutta!! Continua così!!! ^_^
    Un abbraccio, Carlotta

  10. ….”tante gocce fanno il mare” no? Sono riflessioni che ho fatto anch’io tante volte…e anche altre considerando che anche se mi attira l’idea di smettere la carne al momento non posso perché sono a casa con mia madre (non ritengo giusto imporre una cosa come questa ad altri) e oltre a questo non so se ne sarei in grado. Sfogati, piangi pure fa bene a volte, ma non ti scoraggiare e non pensare che non ne valga la pena: le buone azioni sono contagiose :)

  11. Tu non sei stata chiamata in questo progetto per salvare da sola le sorti di un mondo che è già condannato.
    L’unica cosa devi pensare è che tu non sei complice.

    Olocausto dei viventi, non sei complice.
    Mattanza dei mari, non sei complice.
    Trasformazione delle foreste in pascoli, non sei complice.
    Discariche indifferenziate, non sei complice.
    Tortura, non sei complice.

    Noi non abbiamo alcuna speranza di vincere la battaglia per trasformare l’uomo da virus sterminatore a parte del sistema Natura. Ma per lo meno non siamo complici.

    Continuiamo a evangelizzare. Le cose potrebbero anche cambiare. Potrebbero.
    Ma in ogni caso noi abbiamo fatto tutto il possibile.

  12. Siamo drogati dal consumismo e dalle cose facili, facciamo presto ad abituarci ad un oggetto e altrettanto presto a disinnamorarci,
    arriviamo a possedere tutto e senza fatica, troppo velocemente …

    E’ la logica del consumismo sfrenato.

    Il tuo esempio è interessante, perchè dimostri come si puo’ riuscire a vivere senza consumare, e senza il superfluo. Lo sconforto è legittimo: ” ma come, Vi sto’ dimostrando che io ce la posso fare, perchè non ci provate anche Voi “?

    Perchè siamo tutti diversi e siamo in tanti con tante teste, ogniuno per sè. Ma Io piu’ che guardare gli altri cercherei di continuare a fare bene quello che sto’ facendo; dalle risposte al tuo post, si capisce di come il tuo esempio sia da guida ad altri … me compreso !

    ” Una delle cose piu’ nobili che posso fare, ha detto qualcuno, è piantare
    un albero che fara’ ombra a persone che non cosnocero’ mai ! ”

    Hai messo la tua piantina, stà crescendo … continua !.

    dimenticavo , Compliemti per il tuo post ! .

    ciao

  13. E’ così evidente la sofferenza del nostro pianeta che è difficile non rendersi conto che bisogna cambiare radicalmente stile di vita…come è capitato a tutti noi che condividiamo le tue “fatiche”, così domani o dopo domani anche altri apriranno gli occhi…

  14. L’importante è cercare di fare sempre del nostro meglio in base alle nostre possibilità . Se tutti facessimo così sarebbe un mondo diverso. Ognuno di noi ha le sue idee, giuste o sbagliate. Ma quello che fai non è inutile, può far riflettere. Non cambierai il mondo, ma magari il mondo prenderà coscienza che può cambiare. Ottimo lavoro :) . E se ti senti una goccia nel mare… Il mare è fatto di tante piccole gocce, ma dalle tue parti sicuramente si naviga in acque limpide. È c’è da esserne fieri.

  15. sfogo più che giustificato…
    ma non mollare, io ti leggo sempre con fiducia
    e so che piano piano si possono cambiare le cose
    e di te, di quel che fai e scrivi ne parlo con altri, quindi…
    magari fra un po’ noi piccolo gocce diventeremo il mare, chissà!!
    continua così!

  16. Ti chiedi se ciò che fai abbia un senso… certo che lo ha, per come la vedo io… facciamo parte, con la nostra piccola esistenza, di un qualcosa di più grande, che è la maestosità della vita che ci circonda; ne facciamo parte, intimamente. Nulla ci pone in un gradino più alto rispetto alla natura o agli esseri che con noi popolano questa Terra. Facciamo tutti parte di un ecosistema che volente o nolente è strettamente collegato con noi e viceversa: di conseguenza, che il nostro agire quotidiano sia una goccia in mezzo al mare o uno smisurato oceano, glielo dobbiamo, alla natura, il rispetto. Se poi proprio questo agire riesce a scuotere le menti di chi ancora con arroganza e superbia pensa che il mondo e le sue risorse siano al proprio servizio, ben venga; da cosa nasce cosa. Continua così, forse non riceverai un grazie, ma se un giorno chi verrà dopo di te vivrà in un mondo migliore, lo potrà fare solo perchè sono esistite delle persone che come te e come tutti i frequentatori di questo sito, non hanno mai perso la speranza, anche se ciò ha comportato lacrime e sacrifici, dolore, dubbi ed incertezze. Penso che già questo sia una cosa di cui andare non fieri, ma fierissimi.
    “Abbiamo la Terra non in eredità dai nostri genitori, ma in prestito dai nostri figli” -Anonimo-

  17. Capisco i tuoi dubbi e le tue perplessità, io stessa che sono di gran lunga meno virtuosa di te, a volte mi chiedo se ha un senso, ma la risposta è subito “certo che sì”.
    Ci vuole all’inizio forza, soprattutto per affrontare la “ignoranza” (nel senso di non conoscenza) della gente…
    Ma tu sei brava e da quel poco che capisco a leggere, tenace e determinata.
    Continua così, i momenti di sconforto come arrivano passano e ti lasciano maggior consapevolezza.
    ari

  18. Ciao Kikka! E’ da poco seguo quello che fai ed è meraviglioso. Penso che bisogna cominciare da noi stessi per poi dare l’esempio agli altri. Ognuno è grande nel suo piccolo e non bisogna mai arrendersi, sopratutto se CREDI in quello che fai. Avevo gli stessi dubbi che hai tu, purtroppo il mondo nn è perfetto e non lo sara mai. Ma grazie a te ho cominciato a “muovermi”, sopratutto al lavoro in bici e mi sento bene con me stessa. Sai come si dice “Just do it!” Non pensare farlo e basta.
    Ci vediamo a Camaiore allora?!

    Di

  19. il problema sostanziale secondo me è che l’uomo è profondamente egoista
    da animale onnivoro (non vegetariano) potrebbe vivere anche mangiando carne (non esclusivamente) ma in maniera equilibrata con la natura

    quando un indiano uccideva un bisonte SAPEVA quello che faceva, ovvero che toglieva la vita ad un altro essere, rispettava quella vita, metteva fine ad essa senza crudele dolore e in onore alla bestia usava tutto di essa rendendo grazie al fratello caduto per nutrirlo

    non sono un vegano, ma sto molto attento al mio consumo di carne, perche so da dove proviene, proviene da esseri viventi che sono morti per riempire la mia pancia ed ne ho un enorme rispetto .. non vi dico certo che mi inchino e faccio una danza tribale indiana, ma cmq ci penso quando mi nutro di essa

    se vediamo tutto da questo punto di vista, inizieremmo anche a rispettare quegli esseri viventi che non mugolano ne guaiscono quando li uccidi.. mi riferisco alle piante. trovo inaccettabile buttare il cibo o sprecarlo in maniera stupida, perche esso in qualsiasi sua forma proviene da altri esseri viventi sia esso il corpo o una loro estensione

    bisognerebbe mangiare pensando questo, forse una volta quando ci ricoprivamo di pelli e usavamo la clava ed eravamo ANCHE prede, tenevamo ben a mente questo concetto di rispetto

    probabilmente non seguo il trend delle persone che visitano il sito (sicuramente sono l’unico onnivoro che si ciba di carne a rispondere) spero che questo non inneschi una serie di polemiche,insulti e critiche pesanti su come conduco la mia vita.. sarebbe un peccato che la tanto decantata apertura mentale non sia posseduta da chi vorrebbe trovarla nell’altrui pensiero e questo, purtroppo, varrebbe la perdita di un lettore curioso, anche se di idee leggermente diverse

  20. Ho letto il tuo post (tutto, giuro!) e in molte cose mi sono rivista. E’ sicuramente molto dura come scelta, ma ne vale la pena. Il mare è fatto di tante piccole gocce…più siamo e meglio è!
    anche io mi trovo a pensare “ma a cosa serve che io non mangi carne se poi mio padre ne mangia per 3?”, però sai cosa ti dico? io sono fiera di me stessa e di quel poco che faccio, perchè è grazie a questi piccoli sforzi che tu e io e le altre persone come noi contribuiamo a limitare i danni al pianeta. Forse di poco, ma decisamente meglio di niente.
    continua così!

  21. condivido la vostra visione, anch’io nel mio piccolo non mangio carne, nonostante mio padre ne mangi per 3! sono ogni giorno alla ricerca di cio’ per cui vale la pena di lottare nella vita. Sono immersa da 2 mesi nella costituzione di un gas (gruppo di acquisto solidale) grande e bella esperienza che ti da l’opportunità di agire in prima persona, scegliere di dare delle piccole spinte al mercato locale!
    dobbiamo creare una rete solidale fra noi e il territorio in cui viviamo!
    vani

  22. Buongiorno, bello il tuo sito lo trovo molto interessante.

    In questi giorni ho visitato un sito molto interessante che tratta di protesi all’anca e ho letto la storia di un Corridore Aldo Maranzina che corre maratonecon una protesi all’anca. Aldo ha corso per ben 8 giorni alla ultramaratona di No Finish Line di Monaco. Una cosa incredibile se vuoi conoscere la sua storia vai su:

    http://http://www.aldomaranzina.com/Monaco-8-Giorni-2010.html

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