Elogio della Bicicletta

93/365 le soleil

Questa sera la Leri ha preso a cigolare, e allora mentre tornavo a casa pensavo a lei, e a quanto mi sia cara la mia bici. Sì, ho pensato a tutte le volte che andare su due ruote mi ha reso felice.
La Leri me l’ha regalata Marivì nel Natale del 2007. Ricordo che tornai a casa con un sorriso largo così e i fiocchi attaccati al manubrio che fioccheggiavano nell’aria.

Una volta, un moroso mi portò per un paio di chilometri sulla canna, e mentre ci sussurravamo parole d’amore e d’allegria, un vecchietto ci gridò sorridendo: “Anche io portavo mia moglie in giro così quando eravamo ancora morosi“.

Ricordo che imparai a pedalare grazie al nonno e che l’unica mia caduta è stata di circa due mesi fa, cercando di salire un marciapiede troppo alto (la scalmanata che non è comparsa in me a sei anni – sì, ho imparato tardi – è emersa tutta ora).

Mi sono fatta malino anche quando io e papà cascammo per terra perché avevo per sbaglio un piede nei raggi. Ero piccola, sul seggiolino.

Ricordo una volta che su una bici ci siamo andate in tre, tre amiche che a malapena riuscivano a stare in equilibrio dal tanto ridere, e che hanno percorso la strada Porta Romana/Piazza XIV Maggio ricevendo colpi di clacson e scampanellate di simpatia mentre, ridicole e contente, pedalavano scomposte e accrocchiate su una povera due ruote.

La prima volta che andai senza mani fu in discesa. Pericolosissimo.

Una volta ho pedalato mano nella mano con un innamorato e un’altra volta sono tornata a casa piangendo, e tutte le lacrime mi finivano nelle orecchie.

La bici mi rende indipendente, la mia bici mi suggerisce strade alternative. Mi permettere di osservare i colori e di annusare i profumi e le puzze della mia Milano. Tracciare nomi di vie e delineare e collegare i ricordi.
Mi accompagna, mi intralcia a volte. Con lei faccio la spesa, affianco un amico che fa jogging, attraverso la città per incontrare qualcuno, supero i pedoni e le macchine, canto e impreco.
La bici è di tutte le stagioni, soprattutto della primavera, quando migliaia di campanelli popolano la città e le piste ciclabili fioriscono, pennellate abusivamente sulle strade più trafficate.

Datemi una bici e sarò felice. mi perderò, ma sarò felice.

P.S. Il 9 maggio si festeggia la Giornata Nazionale della Bicicletta, save the date.
Mi hanno fatto innamorare: il post di Zio Burp Le biciclette innamorate e quello di Gatto Nero, La cultura nuova delle bici di Milano.

Qual è il vostro ricordo (o post) più bello legato alla bicicletta?

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3 risposte a “Elogio della Bicicletta”

  1. ok, faccio coming out: io in bicicletta non ci so andare. da piccola non ce l’avevo e da grande ho elaborato un terrore folle per le cose con le ruote, infatti non ho neanche la patente. giro solo a piedi, con i mezzi, in treno. uno dei miei buoni propositi indovina qual è? brava. infatti da quando mi sono trasferita ne ho comprata una. vedremo chi l’avrà vinta.

    1. io ho imparato ad un’età vergognosa: 17 anni. e guarda, se ce l’ho fatta io, può farcela davvero chiunque. il momento peggiore è stato mentre stavo imparando, in un viale poco trafficato, e son stata sorpassata da una bimba che avrà avuto sì e no 3 anni e andava come un razzo sulla sua bici rigorosamente senza rotelle…..

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