Dalla novità alla consuetudine

BookCrossing, Swap, bikesharing, couchsurfing, downshifting, questa settimana ho fatto TUTTO!

E mi sto abituando talmente bene a questa vita, da chiedermi ogni tanto se io non stia dimenticando qualcosa.
Aiutatemi allora a ricordare: la storia del pannello solare sembra per ora saltata (dovrò provare a tirare in mezzo l’amministrazione del mio palazzo per pannellare il tetto, perché installarlo solo per un privato è dispendioso, ma ho forti dubbi sulla riuscita della proposta condominiale); l’orto sul balcone non ha ancora dato NESSUN frutto (ovvero, dopo tre settimane non cresce un tubo, devo aver sbagliato qualcosa); se riesco andrò a Parigi con il treno per un weekend, per consolarmi di un viaggio mancato in Israele (per ovvi problemi di trasporti – ovvero, niente aereo per un anno, sob!); mentre sabato 23 aprile, durante la VeganFest di Camaiore sarò presente per raccontare la mia esperienza a impatto 1 (alle 11 – ci sarete?).

Poi? Che altro?

In questi giorni la primavera è esplosa, e io che amo la bicicletta ho fatto delle bellissime pedalate: sono andata da Vini al Bottegone a farmi riempire 5 bottiglie che ho poi etichettato e regalato a un paio di amici (per espiare il peccato dell’aver cenato in compagnia con vini non sfusi, ergo: un sacco di vetro accumulato), poi sono stata da Todo Modo, piccolo bookcrossing point in erba, per lasciare alcuni libri di illustrazioni che avevo in casa, molto belli, ma che non sfogliavo da anni; poi  ancora ho radunato alcuni rossetti e ombretti che non usavo e li ho distribuiti ad alcune amiche, ben contente di avere nuovi colori; ho fatto del sano couchsurfing ospitando alcuni compagni di capoeira di passaggio a Milano, e posso anche vantare di aver trascorso intere giornate senza spendere nulla, nemmeno per un cafferino d’orzo al bar.

In questo momento così primaverile, in cui c’è la voglia di rendere ariosa e accogliente la casa, di vestirsi di colori e prendere il sole, sto realizzando quanto io desideri vivere in una casa minimal.
Infatti ho intenzione di separare le cose essenziali e utili da quelle che stanno lì a prendere polvere, comprate anni fa per vanità o noia, come abiti e accessori mai usati, e darle a chi può amarli ancora. Libri, cd, quadretti, matite e penne, ciarpame (mai usato) che ho accumulato negli anni e che spesso ho lasciato alla polvere.
Una casa composta delle sole cose di cui ho bisogno, o a cui sono affezionata e che uso costantemente, mentre ciò che non uso può acquistare nuova vita nelle mani degli altri. Regali, baratti, donazioni, e tutto ciò che mi verrà in mente. Tipo uno swap party fra amiche (lo facciamo?).

Ovviamente ci sono ancora molte cose da “aggiustare”, ovvero l’inevitabile (o evitabile?) accumulo di imballaggi, barattoli, buste, retine, sacchettini, che si ammassano nella mia cucina senza che io abbia il coraggio di buttarli, sigh. E che dire, se avessi più tempo per dedicarmi ai lavoretti manuali e alle mie ricerche, magari troverei soluzioni fighissime o pescherei in giro artisti del barattolo a cui portare un po’ dei miei contenitori.

Per avere più tempo mi basterebbe non lavorare e farmi mantenere, lo dico sempre io, ma non so perché mai non trovo nessuno che sia disposto a farlo. Mah.

Foto: Manuel Guastella / Nuk Agency

Un’ultima piccola novità: TerraNuova, che tempo fa mi aveva proposto una rubrica sulla rivista che parlasse della mia esperienza, ha poi deciso di non far partire l’idea ma di pubblicare nella sezione “dai lettori” (anche se io non sono un lettore di TerraNuova) un pezzo che ho scritto per loro, e che comparirà nel numero di maggio.
Se vi risulterà strano leggere che faccio questa vita da “due mesi” e non tre, non allarmatevi. Si tratta solo di un errore cronologico. Il pezzo infatti fu scritto più di un mese fa.
Grazie comunque a TerraNuova, anche se mi dispiace che abbiano deciso di non pubblicarmi come avrei voluto (si vede che non ero abbastanza yeah), per lo spazietto dedicatomi.

Grazie anche a GreenMe e a tutti quelli che parlano di Vita a impatto 1 e che dimostrano fiducia in me in rete, su carta, in radio e quant’altro.

5 risposte a “Dalla novità alla consuetudine”

  1. ops, il pannello solare! ecco mi avevi chiesto, senza entrare nel tema della convenienza ambientale tra un pannello solare per generare elettricità e quello per generare acqua calda (meglio il secondo), posso solo dire che per l’installazione del primo hai bisogno dell’autorizzazione del condominio allo sfruttamento della falda del tetto.
    POI, per un minimo di calcolo del rendimento, sia nel caso in cui sia tu ad installarlo o una società esterna che sfrutta il tetto del tuo condominio, occorre avere qualche certezza sul nuovo regime tariffario: da tre mesi l’intero mondo del fotovoltaico in Italia è in subbuglio in attesa del decreto che riforma le tariffe incentivate, annullate de facto da un decreto a inizi di marzo.
    Se hai un balcone esposto a Sud forse la cosa più veloce e conveniente è prendere un pannello per l’alimentazione dei caricabatterie vari (ce ne sono di molto performanti), molto più “green” anche come messaggio rispetto ad un’operazione di grosse proporzioni sul tetto comune.
    ciao

  2. swap party ci sono!!! trovo francamente assurdi i posti a Milano dove per swappare devi pagare quote costosissime e portare solo capi firmati e praticamente mai indossati. machissene.. magari, come nel link che hai postato, a uno serve giustamente una padella o penne e matite.. sarebbe molto bello organizzare una cosa così!
    Anto

    1. Lo swap è lo scambio, il baratto. Moltissimi al giorno d’oggi organizzano swap-party per contrastare il consumismo e dare nuova vita alle cose senza spendere nulla. Abiti, accessori, libri, musica e quant’altro.
      Swap. :-)

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