Falafel “alla “Kika” (ovvero: usa quello che hai in casa)

Cazzeggiavo tra una lenticchia e un chicco di riso, e mi è venuta voglia di imparare a fare i Felafel, che esistono in molte varianti: con i ceci, con le fave, con un mix di legumi, con lievito, senza lievito e così via.

Oramai so che mi ci vogliono un tot di esperimenti prima di arrivare a un risultato buono.
Perciò come primo tentativo ho cucinato la variante “alla Kika”, che recita così: non avrai altro cibo al di fuori di questa casa. Ossia, arrangiati con ciò che hai in dispensa.

Io avevo a disposizione un bel sacchetto di ceci secchi, cumino, aglio, cipolla, un zic di farina, sale pepe e fantasia.
Ho mischiato i ceci (messi a mollo per mille ore e poi lessati) con aglio e cipolla tagliati grossolanamente, olio, farina, anche un po’ di latte di riso (così, per amalgamare), cumino passato al mortaio, sale, pepe in abbondanza.
Ho frullato tutto insieme, aggiungendo farina per aumentare la consistenza, e poi ne ho fatto delle palline da friggere nell’olio.
Si lascia rosolare 4 minuti per lato e poi si distribuisce il prodotto su un panno di stoffa (non di carta come ho fatto io, kika cattiva!! e distratta) per assorbire un po’ l’unto, e si servono con insalata o con salsine e olive.

Come primo approccio ai Felafel, il risultato è venuto un po’ pastoso, ma freddi son quasi più buoni. Il latte di riso non serviva, e di conseguenza avrei usato meno farina.
La prossima volta, poi, aggiungerò il prezzemolo del mio mini-orto e soprattutto non dimenticherò il coriandolo.

Ah! L’olio avanzato dalla frittura è conservato in un barattolo per la prossima gita alla Ricicleria.

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