LifeGate, così fighi e così poco comunicativi

Sono anni che conosco LifeGate: per un periodo ho avuto la mail presso il loro sito ([email protected], piena di spam fino a scoppiare), ho ricevuto l’iMagazine stampato su carta riciclata e spedito in un imballo biodegradabile, inoltre ho mangiato nel loro ristorante Lifegate Café con gran soddisfazione pel mio stomaco e pei miei occhi (piatti bellissimi e camerieri ancor più belli) e ho ascoltato la loro radio abbastanza spesso. Bella la musica, rassicurante la voce di Claudio Vigolo.

Ma perché tutte queste parole per LifeGate? Due sono i motivi per cui scrivo oggi:

1 – mi stanno antipatici
2 – mi stanno simpatici

Motivo numero 1: ho scritto loro in quattro occasioni per quattro motivi diversi. Sicuramente avere un indirizzo email specifico mi sarebbe stato più utile del semplice form “contatti”, MA quale può essere il motivo per non rispondere MAI ai messaggi dei propri visitatori/clienti/fan?

Argomento dei miei messaggi erano in sequenza: il MusiCamp 2010 per parlare di un’eventuale sponsorship, il mio progetto di vita a impatto 1 (per conoscere meglio i vantaggi di Zero Impact Web), il MusiCamp 2011 per rendere la musica del prossimo evento (che si svolgerà a settembre) sostenibile, per condividere il mio primo comunicato stampa su questa vita ecologica.

Numero risposte: zero. O per dirla con un francesismo, non mi hanno cagato di pezza.
Peccato, perché avremmo potuto avviare numerose interessanti collaborazioni a tutto campo, o almeno parlarci, e invece ciccia.

Motivo numero 2: ho comprato all’Hobby Show di qualche mese fa due paia di jeans LifeGate (di cotone biologico, colorati con indaco, slavati con acqua e pietra pomice, solidali e sostenibili) al superprezzo di 15 euri al paio.
Siccome di solito costano più o meno 70 euri e probabilmente sono in pochi a comprarli, oggi che si possono acquistare online a 19 euri, segnalo questa occasione a tutti voi che volete provarli.
Io li trovo veramente comodi, ho scelto quelli a zampa d’elefante, il mio formato preferito, e noto anche che mi fanno un bel culo.

Insomma, se volete essere equi e solidali anche nel vestire, se volete testare la differenza con le stoffe prodotte senza pesticidi senza inquinare e spendere consapevolmente, questa è un’occasione molto carina e tutto sommato economica.

Ma non confidate nella loro capacità dialogica e di ascolto. No, no.

[EDIT] Mi hanno risposto immediatamente su Twitter e a fatica son riuscita a farmi dare un indirizzo email. Vi aggiornerò sugli sviluppi. Fra le cose che comunicherò loro, c’è anche il fatto che delle taglie dei jeans di cui sopra non si capisce niente.

15 risposte a “LifeGate, così fighi e così poco comunicativi”

  1. Su Lifegate anche io ho pareri discordanti…
    A parte questo, l’idea di rendere il MusiCamp2011 sostenibile è molto interessante :) Oltre alla richiesta di sponsorizzazione (per cosa di preciso? Calcolo emissioni e compensazione?), avete in mente qualche altra idea?

    1. Idee: calcolo emissioni e compensazione, zero impact web per il blog.
      Sponsorizzazione per l’acquisto di materiali compostabili (bicchieri, piatti), per il service, l’eventuale affitto del locale (che non abbiamo ancora scelto, peraltro), per esempio.

      Idee da parte tua? :-)

      1. Pardon, ti ho risposto di là (FF) e non ho visto qua :)
        Comunque fra le varie idee, ci sono:
        – diminuire l’uso di carta e, dove non è possibile farne a meno, usare carta riciclata e certificata (ho scoperto cose incredibili sulla carta riciclata, ma un primo passo per approfondire è l’ultimo report di Greenpeace).
        – promuovere mezzi di trasporto alternativo (carpooling, mezzi pubblici, bici se possibile, ecc.). E’ importante anche definire con un po’ di cura la location e capire quanto è raggiungibile senza dover per forza ricorrere all’auto.
        – provare a scegliere fornitori in linea con il nostro obiettivo di riduzione delle emissioni o (anche meglio, ma più difficile) provare a sensibilizzare fornitori “classici”.
        – chiedere sponsorizzazioni a chi si occupa di energie rinnovabili. Ci sono ditte che producono pannelli solari piccoli ma versatili. Magari non si riuscirà a coprire tutta la richiesta di energia, ma almeno parte delle attività sarebbe a impatto zero. L’ideale sarebbe rendere queste attività ben riconoscibili dal pubblico.
        – Diminuire (se non è possibile evitare) l’acquisto e l’uso di prodotti di plastica e, soprattutto, di quella non riciclabile (ad esempio, attenzione a piatti e bicchieri). Fare attenzione ai materiali usati per eventuale segnaletica (banner, cartelloni, ecc.).
        Questo solo per darti qualche spunto.
        In generale, considera che per diminuire l’impatto di un evento è molto importante la collaborazione del pubblico (in quanto parte attiva). Ho visto che su FF ti hanno scritto delle gare e dei premi legati alla raccolta differenziata. E’ un’ottima idea. Sarebbe carino anche capire se si può fare una sorta di pre-compostaggio o, comunque, stare attenti anche ai rifiuti organici. In generale, comunque, la raccolta differenziata merita un po’ di attenzione (e spesso di qualcuno che controlli dove le persone buttano le cose), per evitare contaminazioni che vanificherebbero lo sforzo…
        In realtà se si vuole fare una cosa coerente, le cose da tenere in considerazione sono (quasi) infinite :) Però queste secondo me sono un buon punto di partenza :)

  2. sono assolutamente d’accordo con te. sono bravi, anzi erano bravi: secondo me erano innovativi e green quando sono partiti, ora non sono più molto innovativi. non credo assolutamente nella compensazione (carbon offset) a mio parere una pratica diseducatica e assolutamente commerciale. il loro business ormai si basa quasi esclusivamente su questo e non mi piace molto ciao!

  3. Concordo soprattutto sul punto 1, fondamentalmente perchè sono rimasta molto delusa da lifegate.
    Infatti, quando è partita la radio, mi sono iscritta al loro portale, entusiasta e felice. Poi mi sono un po’ informata e ci sono molte questioni discutibili all’interno della gestione dei progetti della compensazione con riforestazione. (la riforestazione inizia ma poi nessuno ne segue le vicende e quindi alla fine non serve quasi a nulla) E in radio, dove passa comunque buona musica, sono zeppi di pubblicità quando il loro slogan parla di poca pubblicità e non invasiva.
    Ciao!

  4. Ciao GreenKika,

    anzitutto volevamo scusarci per l’inconveniente. Purtroppo può capitare di non ricevere una (o più) mail per motivi tecnici oppure di perderla nel flusso di comunicati stampa e richieste che LifeGate riceve ogni giorno. Non è facile star dietro ad istituzioni/associazioni/enti e, purtroppo, anche a singoli ascoltatori/lettori.

    Detto questo però, ci scusiamo per il fastidio che non era nostra intenzione causare e ti ringraziamo per averci fatto notare questa cosa. Inoltre ci fa piacere leggere le tue considerazioni e e imparare anche da eventuali errori.

    Ma il grazie più grande lo riserviamo ai tuoi apprezzamenti :)

  5. lifegate, è figo, ha un bel sito con bei colori e foto in alta qualità…
    ehhm…poi?
    chi è riuscito a leggere un loro articolo oltre la 4 riga?
    di una banalità spiazzante!

    complimenti invece per il tuo blog, davvero molto bene fatto, hai un sostenitore in più :)

    1. Blub… come direttore responsabile dei contenuti LifeGate, mi sono sentito un po’… spiazzato. Quale dei nostri 10.000 articoli online ti è parso banale? Lo sego via subito :-/

  6. forse non è giusto parlarne sul blog di un’altra persona…ti dico al volo…in particolare stavo leggendo un articolo sull’uso delle bicilette (che ritengo un mezzo eccezionale) e sinceramente sono rimasto molto deluso dai luoghi comuni con cui se ne è parlato, mente ci sarebbero molti approfondimenti da fare sul piano ecologico…

  7. LifeGate può avere tutti i difetti del mondo, ma passa musica che difficilmente si sente in radio.

    Quanto all’organizzazione di eventi ecosostenibili, io ho riscontrato una buona gestione nel Woodstock5Stelle a Cesena. Piattini e posate biodegradabili, piazzole per la raccolta differenziata un po’ ovunque (alla gente non piace dover girare troppo per trovare un cestino) e c’erano sempre volontari che controllassero che tutto finiva nel cestino giusto. Anzi, più che controllo, facevano assistenza.
    La collaborazione dei partecipanti era alta. Basta fare un po’ di sensibilizzazione e tutti capiscono che si tratta di un piccolo gesto, che non comporta fatica, e che può evitare un lavoraccio agli organizzatori (che poi dovrebbero pulire tutto il porcile) e fa bene alla collettività.

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